Il dollaro è riuscito a spingere al riazo dopo la riunione della Fed di mercoledì, anche se i rendimenti dei titoli USA non sono stati in grado di fare altrettanto. L'ambiguità dietro il messaggio della Fed sembra aver inviato segnali contrastanti ai mercati su come la banca centrale americana veda il percorso di rialzo dei tassi di interesse, soprattutto considerando il contesto positivo dell'economia statunitense.

I commenti della presidente della Fed Jerome Powell secondo cui il FOMC non ha visto alcuna prova di significative pressioni inflazionistiche hanno contribuito a far calare i rendimenti dai picchi  massimi questa settimana, in attesa degli ultimi dati  sull' inflazione core relativa ai consumi personali  previsti per oggi (si tratta della metrica maggiormente seguita dalla Fed per l'inflazione), che dovrebbe mostrare un tasso di inflazione costante al 2%.

I consumi americani  continuano ad avere una buona tenuta, con i dati relativi ai redditi personali  e alle spese che  dovrebbero oggi  mostrare un aumento rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%. Non sorprende che il presidente Trump non sia stato troppo contento del rialzo dei tassi, non mancando l’occasione per esprimere il suo disappunto, in netto contrasto con i commenti resi a ottobre 2015 quando ha criticato la Fed per aver mantenuto bassi i tassi per ragioni politiche. Che cosa dovrebbe fare un banchiere centrale?

Nonostante questo, i mercati azionari hanno vissuto una sessione positiva con i listiniin Europa che si sono scrollati di dosso le vicende politiche in Italia per quanto riguarda la definizione dell'ultimo bilancio tra le divisioni sui livelli di spesa.

I mercati asiatici hanno continuato con una nota  positiva con il Nikkei 225 che ha toccato livelli visti l'ultima volta nei primi anni '90.

L'accordo sul def italiano è stato infine raggiunto con un deficit  per il 2019 del 2,4% del PIL, una mossa che potrebbe comportare un richiamo da Bruxelles che voleva un deficit al di sotto del 2% del PIL e il ministro delle finanze Giovanni Tria che ha cercato una mediazione per arrivare ad un compromesso tra i due numeri.

Nel complesso, sembra ancora una settimana positiva per i titoli europei alla fine del terzo trimestre, e nonostante tutte le preoccupazioni sul commercio, l'imposizione di tariffe e le divisioni politiche, i mercati azionari sembrano destinati a chiudere il trimestre su una nota ampiamente positiva.

L'euro ha avuto una giornata deludente, affondando nei confronti del dollaro USA, sulla scia degli eventi italiani, ignorando il balzo a sorpresa al 2,3% dei dati preliminari dell'indice dei prezzi al consumo in Germany  per settembre. Questo potrebbe essere un caso isolato o potrebbe confermare le pressioni inflazionistiche che il presidente della Bce Mario Draghi a cui si riferiva all'inizio di questo mese.

Le cifre flash attuali dell'indice dei prezzi al consumo per l'UE a settembre probabilmente vedranno un simile picco al rialzo più tardi questa mattina, con un'aspettativa di un rialzo intorno al 2,1%, anche se questo potrebbe essere ancora maggiore. Il grande test riguarderà i prezzi core per vedere se si muoveranno all'unisono e si allontaneranno dal livello dell'1% su cui sono stati bloccati da circa tre anni.

La sterlina ha avuto un mese deludente tormentato dall'incertezza relativa a Brexit e dalle lotte politiche tra governo e partiti di opposizione. Le probabilità di un accordo sulla Brexit sono diminuite sensibilmente nelle ultime settimane, con il governo britannico e l'UE in un vicolo cieco, i mercati finanziari snervati e una sterlina debole  nonostante un'economia, che anche se non sta crescendo tumultuosamente, sembra fare passi avanti. Il quadro politico è diventato ancora più complicato dal fatto che il Partito Laburista si è impegnato a votare contro ogni accordo stipulato dal Primo Ministro a meno che non soddisfi i loro sei criteri per un accordo accettabile. L'ironia è che se i laburisti fossero al governo non sarebbero nemmeno in grado di rispettare questi criteri, viste le linee guida dell'UE.

La politica è molto divisa nel Regno Unito, con la prospettiva che potremmo vedere la situazione all'approssimarsi del 2019, a meno che non ci sia un significativo cambiamento nell'umore politico.

Sul fronte dei dati, la lettura finale del PIL del secondo trimestre di oggi dovrebbe mostrare l'economia del Regno Unito allo 0,4%, con un aumento degli investimenti aziendali dello 0,5%.

EURUSD - L'euro sembra pronto per un ritorno verso i minimi di questo mese dopo aver  rotto  il livello di 1.1690, con il prossimo supporto nell'area 1.1620. Una mossa sotto 1.1620 riapre le porte verso l'area di 1.1520.

GBPUSD - il fallimento del test nell'area 1.3220 ha comportato per la sterlina uno scivolamento di nuovo verso i minimi di questa settimana a 1.3050. Abbiamo bisogno di vedere un passaggio  attraverso 1.3220 per discutere di un ritorno all'area 1.3300. Il supporto più ampio rimane di nuovo verso il livello di 1.3000 in corrispondenza della media mobile a 50 giorni a 1.2990.

EURGBP - scivola indietro verso la 0.8880 dove abbiamo trovato un supporto, con un ulteriore  supporto più ampio nell'area di 0.8840 / 50. Una resistenza temporanea  si può trovare a 0,8940 con un livello maggiore che si posiziona  nell'area di 0.9040.

USDJPY - è salito al livello di 113,20 e ai livelli più alti quest'anno, portando in gioco  la prospettiva di una mossa verso i picchi del novembre 2017 a 114,73. Il supporto ora arriva nell'area 112.60 e sotto a 111.80.

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