Ormai siamo arrivati agli sgoccioli e la vicenda della Grecia sembra essere arrivata ad un punto di non ritorno rappresentato dal referendum indetto per domenica e che vedrà i cittadini chiamati ad esprimersi in merito all’offerta di accordo (per altro poi ritirata) da parte dei creditori per estendere il pacchetto di aiuti. Secondo un sondaggio effettuato da Bloomberg al momento il fronte del “no” sarebbe in vantaggio con il 43%, i “si” sarebbero il 42.5% e il 14.5% del campione non ha espresso un’opinione o si è dichiarata indecisa. Lasciando da parte dispute ideologiche che probabilmente sono state concausa del mancato accordo in questi anni, l’attenzione deve essere ora rivolta ai mercati e alle possibile conseguenze qualsiasi risultato possa prevalere. La vittoria del “no” comporterebbe di fatto il default della Grecia, il cui governo non sarebbe poi in grado di fare fronte alle prossime scadenze sia nei confronti del Fmi che della Bce. Contrariamente a quanto accaduto in occasione dell’haircut imposto ai creditori privati internazionali nel 2012, il mancato pagamento di queste scadenze comporterebbe l’uscita della Grecia dall’Euro. Al momento il sistema bancario greco sta vivendo una forte crisi di liquidità a cui ha fatto fronte solo grazie alla stampella fornita dalla Bce tramite l’Ela. Questa linea di liquidità può essere mantenuta in piedi solo a condizione che le banche a cui vengono concessi prestiti siano solvibili e che il collaterale a garanzia rispetti determinati standard di merito creditizio. Una vittoria del no comporterebbe la decadenza di queste due condizioni e con ogni probabilità si assisterebbe ad un vero e proprio meltdown del sistema bancario che porterebbe all’introduzione di una nuova valuta. La vittoria del “si” aprirebbe comunque spazio all’incertezza dovuta al fatto che il governo in carica guidato da Tsipras si troverebbe di fatto sfiduciato, dovrebbero essere indette nuove elezioni e le trattative con i creditori internazionali dovrebbe ripartire praticamente da 0. Quali conseguenze per i mercati azionari? La risposta più ovvia è che c’è da attendersi nel breve termine alta volatilità, anche se ci sono da considerare il fatto che oramai l’esposizione del settore privato è ridotta ai minimi termini dopo il 2012 e che in questo momento è in attivo il programma di Quantitative Easing da parte della Bce che rappresenta sicuramente il più importante paracadute nei confronti a supporto dei mercati finanziari. I governi più esposti sono Germania (88.7 miliardi di prestiti), Francia (67.9 miliardi) e Italia (59.2 miliardi), anche se l’impatto sulle finanze pubbliche verrebbe diluito nel tempo. Prevedibile che si verifichi un impatto deciso sui titoli di stato dei paesi periferici, con un allargamento dei differenziali di rendimento. Difficile prevedere l’impatto sulla moneta unica, la quale nelle fasi più acute della crisi dell’eurozona ha generalmente perso valore, anche se bisogna considerare l’efficacia di un intervento della Bce che ripristinerebbe fiducia nella moneta unica e ne renderebbe possibile un apprezzamento. Da tenere monitorati in particolar modo Yen e Sterlina che in questi casi vengono considerati beni rifugio alla stregua dei metalli preziosi. Per quanto riguarda l’impatto sul Pil dell’ Eurozona, Citigroup stima un impatto in termini di mancata crescita pari allo 0.3-0.5%, mentre secondo S&P per la Grecia potrebbe esserci una diminuzione del Pil drammatica, nell’ordine del 20%. Discorso diverso deve essere fatto guardando al lungo termine e al futuro dell’Eurozona, perché una Grexit potrebbe rappresentare per i mercati un pericoloso precedente sulla base del quale in futuro saranno allineeranno le loro aspettative in caso di future crisi di debito sovrano e potrebbe non essere più possibile affermare con credibilità l’irreversibilità dell’Euro --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Le notizie e i dati riportati sono finalizzati esclusivamente a fornire informazioni di carattere generale e non hanno come scopo quello di fornire raccomandazioni personalizzate riguardo una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario. Nessuna opinione espressa riguardante investimenti o strategie di investimento può pertanto considerarsi adeguata alle caratteristiche di una specifica persona in merito alla sua conoscenza ed esperienza del trading online, dei CFD e del Forex, alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni riguardanti le passate performance di un investimento o di una strategia di investimento non garantiscono e non sono indicative di future performance.