I mercati asiatici hanno iniziato la settimana con il piede sbagliato oggi, con le perturbazioni causate dal tifone Mangkhut che contribuiscono a pesare sul sentiment, mentre le previsioni meteorologiche sui negoziati commerciali non sono meno tempestose, con notizie del weekend secondo le quali il presidente degli Stati Uniti Trump si prepara ad annunciare l'implementazione di tariffe del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi non più tardi oggi.

Se il 10% è inferiore al 25% originariamente temuto, la notizia rappresanta comunque una sorpresa considerando i resoconti della settimana scorsa secondo i quali i colloqui erano pronti per ripartire. Certamente le premesse non promettono nulla di buono per un rapido accordo e in un certo senso potrebbero essere interpretate come un atto scorretto da parte degli Stati Uniti, per quanto riguarda la costruzione di un contesto non realmente favorevole a un esito positivo per gli imminenti colloqui.

Ciò potrebbe aiutare a spiegare le notizie secondo le quali la Cina è riluttante a partecipare a nuovi incontri e potrebbe anche non intraprendere nuovi tentativi di instaurare un dialogo, se la posizione degli Stati Uniti nella negoziazione fosse di minaccia.

I mercati europei sono reduci da una settimana positiva, ma hanno preso spunto dagli eventi in Asia, aprendo in ribasso  sulla base di queste notizie, in base alle quali potremmo tornare al punto di partenza per quanto riguarda la probabilità che ci siano nuovi colloqui.

I soliti sospetti stanno sopportando il peso della pressione di vendita con i titoli di imprese attive nel settore minerario e le case automobilistiche in ribasso, perchè la prospettiva di nuove tariffe, che sembra essere diminuita alla fine della scorsa settimana, è tornata in voga.  Sul FTSE100 Glencore, Antofagasta e Anglo American sono in calo, a causa della debolezza dei prezzi dei metalli industriali, mentre in Europa BMW, Daimler, Peugeot sono sotto pressione.

Con le notizie relative alle condizioni meteorologiche è forse sorprendente che gli assicurativi e i riassicuratori non si trovino di fronte a una maggiore pressione di vendita dato i danni provocati dalla stagione degli uragani negli Stati Uniti, Florence in particolare, così come dal tifone Mangkhut in Asia.

Cercando notizie positive, con le tante cattive notizie registrate nel settore retail a livello globale e i dati negativi della scorsa settimana dal settore retail britannico, abbiamo ottenuto un aggiornamento del terzo trimestre sorprendentemente positivo da parte della catena svedese H&M. All'inizio di quest'anno la società aveva emesso un profit warning, dopo che aveva dovuto tagliare i prezzi per disfarsi delle scorte invendute e avvertito di ulteriori ribassi in arrivo in un ambiente di vendite al dettaglio difficile, cosa che ha mandato le azioni ai minimi degli ultimi 13 anni. I ricavi del terzo trimestre hanno visto un aumento del 9% a 6,2 miliardi di dollari, e mentre i costi di ristrutturazione hanno ostacolato la crescita, i risultati finali sembrano essere la conseguenza di un processo di approvvigionamento e stoccaggio molto più efficienti.

I prezzi del petrolio rimarranno nel focus questa settimana per ragioni legate sia alla situazione climatica che allo stallo commerciale, dopo che i prezzi del Brent hanno ritestato 80 dollari al barile a metà della scorsa settimana. Da allora, i prezzi sono scesi sulla scia dei timori che le crescenti tensioni commerciali potrebbero pesare sulle aspettative della domanda. Nel fine settimana i ministri dell'energia della Russia e dell'Arabia Saudita si sono incontrati per discutere dell'attuale situazione di mercato con i prezzi che sono stati messi sotto pressione mentre entrambe le parti sono preoccupate per gli effetti che un prezzo troppo elevato potrebbe avere sulla domanda.

Anche i mercati statunitensi sembrano pronti a prendere spunto dal tono leggermente più debole in Asia e in Europa, con un'apertura leggermente in ribasso.

Nonostante la cautela degli investitori, i mercati statunitensi hanno continuato a rimanere insensibili alle crescenti tensioni commerciali e alla prospettiva di un ampliamento delle tariffe su una serie di importazioni cinesi.  Gli indici sono rimasti vicini ai recenti massimi storici nonostante i crescenti avvertimenti di alcuni CEO, come Tim Cook di Apple, i quali hanno avvertito che l'aumento delle tariffe potrebbe influire negativamente sui consumatori statunitensi.

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