L'economia americana in forte espansione e i commenti del presidente della Fed Jay Powell la scorsa notte sembrano essere stati il catalizzatore del brusco rialzo dei rendimenti americani a 10 anni che hanno superato i massimi dell'anno al 3,12% fino a toccare quota 3,25%, il più alto livello dal 2008.

L'ultimo rapporto ISM non manifatturiero di settembre ha mostrato l'attività economica dare il meglio di sé dal 1997. Inoltre non ci sono stati particolari segnali di debolezza anche dai sottoindicatori indicatori che compongono l'indicatore ISM. I prezzi alla produzione sono leggermente aumentati, mentre la componente dell'occupazione è balzata bruscamente a 62,4 da 56,7, indicando un'accelerazione dell'attività economica.

I commenti di Powell, secondo cui è molto felice dell'andamento dell'economia americana e si potrebbe vedere l'attuale espansione continuare per qualche tempo, sembrano accrescere la prospettiva che non solo potremmo vedere un altro rialzo dei tassi a dicembre, ma potremmo vederne almeno altri tre nel 2019.

In particolare, le sue osservazioni sul fatto che siamo ancora distanti da una posizione di neutralità monetaria hanno ridato slancio alla prospettiva per cui i tassi potrebbero essere aumentati nei prossimi mesi, soprattutto dal momento che ha affermato che i tassi di interesse sono "ancora accomodanti", anche se non sono "estremamente accomodanti".

Ciò sembrerebbe suggerire che i tassi potrebbero salire di oltre l'1%, ipotesi che sta iniziando ad essere valutata dai mercati entro la fine del 2019.

All'inizio di quest'anno, la prospettiva di vedere almeno 7 rialzi dei tassi entro la fine del prossimo anno, era vista come fantasiosa, tuttavia lo stimolo fiscale all'inizio di quest'anno da parte dell'amministrazione Trump sembra aver cambiato le carte in tavola.

La rottura al di sopra del livello del 2,65% sui Treasury a 10 anni all'inizio di quest'anno è stato un segnale premonitore che la tendenza al ribasso di lungo termine per i rendimenti sul mercato obbligazionario statunitense stesse volgendo al termine.

L'azione sui prezzi da allora, come mostrato qui, si è prestata alla stessa interpretazione, poiché non ci siamo più avvicinati ad un possibile ritorno al di sotto del livello del 2,65% e ora sembra che abbiamo una rottura di conferma della neckline di un potenziale doppio minimo di inversione che si è sviluppatonegli ultimi 8 anni.

Fonte: Bloomberg

Questo potenziale doppio minimo equivale a uno spostamento di 175 punti base dalla base alla cima del canale. Dato che questo pattern si è evoluto negli ultimi 8 anni, qualsiasi movimento futuro potrebbe richiedere altrettanto tempo per realizzarsi, ma suggerisce comunque che i mercati dei tassi non solo stanno iniziando a cambiare, ma d’ora in avanti dovrebbero accelerare al rialzo nel lungo periodo. Il movimento nel rendimento a 30 anni non è così deciso in caso di inversione, ma anche qui abbiamo rotto la tendenza al ribasso a lungo termine, a partire dai massimi del 1985.

La rottura sopra i massimi di quest'anno e del 2014 ha anche portato in gioco la media mobile a 200 mesi per la prima volta dal 1989.

Una chiusura mensile oltre questo livello, attualmente al 3,21% potrebbe scatenare un ulteriore rialzo dei rendimenti al 3,5% nei prossimi mesi, e nel lungo periodo spingere verso un movimento più lento verso il 4% e poi il 4,75% nei prossimi 5-10 anni.

Anche se è facile essere scettici sull'analisi quando confrontata con i fondamentali, il trend per i tassi è cambiato parecchio negli ultimi due anni e la direzione ora punta alla prospettiva di tassi molto più alti per i prossimi anni.

I prossimi mesi saranno probabilmente decisivi sula definizione della prossima fase dei tassi, ma gli investitori devono essere consapevoli che la prossima mossa potrebbe essere molto più elevata rispetto a dove ci troviamo ora.

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