Abbiamo assistito ad un’altra seduta negativa per le borse europee ieri. I mercati dopo due settimane di ribassi sembravano pronti a rimbalzare, con gli indici in positivo nella prima metà della settimana, per poi tornare a scendere per l’incertezza che riguarda l’indebolimento dell'attività economica in questo momento. Questa settimana è stata caratterizzata da un tris di dati deboli sulla produzione industriale di Germania, Francia e Italia, che ha sollevato preoccupazioni sul PIL Q1 per l’eurozona che si è tradotto in una riduzione delle stime per il PIL annuale. D’altra parte gli operatori hanno potuto contare sul prezzo del greggio che ieri ha fatto segnare i nuovi massimi del 2016. Il buon andamento dei del greggio riesce in questo periodo a sostenere in parte i mercati azionari.

Cresce l’attesa sul referendum sulla Brexit

La sterlina resta sotto i riflettori con la Banca d'Inghilterra che ha rivisto verso il basso le sue previsioni di crescita per l'economia del Regno Unito ed ha avvertito i mercati riguardo i rischi economici che la Brexit potrebbe portare. Il governatore della BOE Mark Carney è stato pesantemente criticato per aver utilizzato la parola ‘Recessione’ parlando di Brexit. Non è però difficile simpatizzare per Carney, ma vista la sua posizione, forse, maggiore imparzialità sarebbe stata apprezzata. I rischi restano seri, con il settore manifatturiero già sotto pressione per l’incertezza del voto. Il governatore ha focalizzato l’attenzione anche sul pericolo di un’eccessiva debolezza della sterlina, tralasciando il fatto che negli ultimi 7 mesi la BOE abbia cercato di mantenere la valuta competitiva. Storicamente le recenti svalutazioni della sterlina (nel 1992 e nel 2008) hanno agito come stabilizzante economico, con il deprezzamento del 1992 che ha dato il via ad un periodo di florida crescita durato 15 anni. Ovviamente le insidie e le incognite nascoste nella Brexit non possono essere sottovalutate.