Il petrolio è balzato nella notte ai massimi negli ultimi 17 mesi dopo l’accordo, sabato scorso, raggiunto fra l’Opec e 11 Paesi non membri del cartello, comprese Russia e Messico, per tagliare ulteriormente la produzione di greggio. E’ il primo accordo così ampio negli ultimi 15 anni e copre, il 60% della produzione di greggio nel mondo. L’Opec ha stabilito ad oggi di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, mentre Mosca ha accettato di tagliarne 300.000 e altri membri extra-cartello a loro volta si sono accordati per ridurre l’estrazione quotidiana di 258.000 barili. Il pericolo ora sono i produttori di shale americano, che con il Wti a questo prezzo sono incentivati a riattivare i pozzi chiusi nel frattempo. In attesa del meeting della Fed mercoledì, si muovono le valute: il dollaro ha ripreso a salire contro lo yen a 115,59 e contro l’euro a 1,0562. Il mercato dà per scontato un rialzo a dicembre di almeno 0,25% del costo del denaro negli Usa. Il dollaro quindi è tornato a rafforzarsi in vista dell'ormai certo rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nella riunione di questa settimana. Comunque sia diversi analisti avvertono che il mercato potrebbe non essere pronto a eventuali commenti da falco da parte della Banca centrale statunitense, che potrebbero impattare sul sentiment