Il crollo della Lira turca e del peso dell'Argentina il mese scorso ha causato un effetto contagio sui mercati asiatici, con la rupia indonesiana che ha raggiunto il livello più basso in oltre due decenni. La valuta è scesa di oltre il 2% negli ultimi cinque giorni di negoziazione a 15,013, abbattendo un livello di supporto psicologico chiave di 15,000 contro il biglietto verde. Questo è il livello più basso visto dalla crisi finanziaria asiatica del 1998.

L'Indonesia è la più grande economia dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) e quindi l'andamento della sua valuta potrebbe avere un impatto di vasta portata sui suoi vicini, tra cui Malesia e Singapore. Il ringgit malese e il dollaro di Singapore hanno entrambi perso l'1% rispetto al dollaro negli ultimi cinque giorni di negoziazione. La banca centrale indonesiana ha aumentato il tasso di interesse quattro volte da maggio cercando di sostenere la valuta nazionale, ma lo sforzo ha prodotto scarsi risultati in quanto il deficit commerciale e la dipendenza dalle importazioni di petrolio hanno reso il paese vulnerabile contro la forte salita del dollaro e l'aumento dei prezzi del petrolio.

A Singapore diverse società che hanno un'esposizione significativa al mercato indonesiano hanno attirato l'attenzione degli investitori. Tra questi, molte sono le aziende di piantagioni di olio di palma, vale a dire Bumitama Agr, First Resources, Indofood Agr, Golden Agr. Anche la società automobilistica Jardine C&C ha un'esposizione significativa in Indonesia.

Un insolito rimbalzo di titoli cinesi e di Hong Kong nelle ultime ore di trading ha attirato l'attenzione di molti partecipanti al mercato. Senza notizie importanti, il mercato sospetta che la "squadra nazionale" (un pool di banche cinesi ha fondato questo fondo) sia intervenuta per sostenere lo Shanghai Composite per tenerlo sopra i 2.700 punti - un livello psicologico di grande importanza.

Oltre a ciò, anche l'afflusso di capitali esteri, in particolare ETF passivi, potrebbe essere un fattore chiave, poiché l'MSCI ha raddoppiato il peso della Cina al 5% nell'indice MSCI Emerging Markets. Le modifiche entreranno in vigore dall'inizio di questo mese e si stima che portino circa 60 miliardi di yuan di flussi passivi in entrata. Il forte rimbalzo visto ieri potrebbe essere legato a un afflusso passivo attraverso questi ETF.

In effetti, il capitale straniero ha continuato a comprare nel corso dei cali, mentre il mercato ha raggiunto il suo livello più basso in tre anni dal momento che il sentiment ribassista e la contrazione della liquidità hanno schiacciato le azioni cinesi. I dati globali sul flusso netto di ETF, sulla base di dati Bloomberg, suggeriscono che circa 767 milioni di dollari legati agli ETF sono entrati sul mercato cinese durante la scorsa settimana, rendendolo il terzo più grande mercato di afflusso netto dopo gli Stati Uniti e l'Eurozona, che hanno attirato rispettivamente 7.772 milioni di dollari USA e 1,371 milioni di dollari rispettivamente.

 

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 0f/09/2018

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