La settimana borsistica si è  aperta all’insegna del segno meno per i principali listini europei, a causa delle crescenti tensioni che si stanno accumulando nelle ultime settimane tra Cina e Stati Uniti, tensioni che potrebbero facilmente coinvolgere l’Unione Europea. Particolarmente colpiti il settore tecnologico  e quello automotive, sul quale resta sospesa la spada Damocle delle minacce del presidente Trump.

Nel fine settimana si sono svolte le elezioni politiche in Turchia, che hanno sancito una netta vittoria per il presidente uscente Recep Tayyip Erdoğan, circostanza questa che ha dato slancio alla lira turca, che è in rialzo di quasi il 2% contro euro e dollaro rispetto alla chiusura di venerdì.

Da monitorare con grande attenzione anche l’andamento del petrolio dopo il raggiungimento dell’accordo tra i paesi Opec per un aumento della produzione di 1 milione di barili su base giornaliera, anche se è improbabile il raggiungimento di questa quota, date le limitazioni di varia natura di alcuni paesi produttori (in primis Venezuela e Iran).  Secondo gli esperti l’aumento effettivo dovrebbe attestarsi intorno ai 600 mila barili giornalieri, senza contare che anche la Russia aumenterà l’offerta di conseguenza.

L’evento chiave per la settimana sarà però la pubblicazione del dato relativo al Pil degli Stati Uniti che è in programma per giovedì alle ore 14.30, per cui si aspetta una crescita su base annua del 2.2%, contro il 2.9% rilevato lo scorso marzo. Non meno importante per orientare le decisioni della Fed sarà anche il dato sui redditi e consumi individuali in programma per venerdì, dal quale sarà desumibile anche una delle metriche chiave per la Fed, l’inflazione “core” misurata proprio su questi consumi.

Venerdì alle 10:30 è invece in programma la pubblicazione del dati trimestrali e annuali relativi al Pil del Regno Unito, da cui ci si attende un leggero rallentamento rispetto all’ultimo trimestre del 2017. Su base annuale è attesa una crescita dell’1.2% contro il +1.4% rilevato a marzo, mentre su base trimestrale gli economisti interpellati da Reuters si attendono un +0.1%  (contro il +0.4% precedente). Le aspettative sono particolarmente basse anche a causa del clima particolarmente rigido che ha caratterizzato la stagione invernale e per il fatto che tradizionalmente il primo trimestre è sempre il più debole.

Per quanto riguarda l’Europa continentale saranno di particolare importanza i dati relativi all’inflazione che saranno pubblicati tra giovedì e venerdì. Giovedì mattina alle ore 14 avremo il dato tedesco che sarà di particolare rilevanza e un dato superiore alle aspettative potrebbe aumentare le pressioni sulla BCE, dopo che nell’ultima conferenza stampa di inizio mese Mario Draghi ha cercato di assumere un atteggiamento da colomba, annunciando che non ci saranno aumenti dei tassi prima della prossima estate, mentre il QE terminerà a dicembre 2018.

Mercoledì 27 giugno è in programma la riunione della Reserve Bank of New Zealand, dalla quale non sono previste particolari novità sui tassi d’interesse, che dovranno rimanere stabili per tutto l’anno per poi aumentare nella seconda metà del 2019. Infine venerdì ci sarà la pubblicazione dei dati relativi ad inflazione, tasso di disoccupazione e produzione industriale per il Giappone. Mentre inflazione e disoccupazione sono previsti sostanzialmente stabili, ci si attende una contrazione della produzione industriale nell’ordine dell’1.1%.

 

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 25/06/2018

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