- Chiusura in negati ieri per Wall Streer

- Trimestrale in rosso per Ibm a causa della svalutazione dei crediti fiscali

- Buona la trimestrale di Morgan Stanley che raggiunge i target di profittabilità

- In discesa nella notte il petrolio, dopo i dati record di produzione USA

Chiusura in territorio negativo per i tre principali indici di Wall Street, a causa delle incertezze generate dalle trattative tra democratici e repubblicani per l’estensione della legge di bilancio, che eviterebbe lo shutdown. Ieri è stato raggiunto un accordo al Congresso, ora il dibattito passa al Senato, dove i repubblicani godono di una maggioranza più ristretta, che li costringerà a venire a patti con i democratici. Nulla di tutto ciò sembra però poter inficiare il positivo quadro economico generale, solo una buona occasione per liquidare alcune delle posizioni in essere.

In discesa le azioni di IBM, dopo che la trimestrale ha evidenziato una perdita di 1.05 miliardi di dollari, mentre l’anno scorso nello stesso periodo aveva fatto segnare un utile netto di 4.5 miliardi di dollari. La perdita è dovuta ancora una volta alla rettifica delle poste di bilancio resasi necessaria a causa della riforma fiscale, che ha pesato sul risultato finale per 5.5 miliardi di dollari. Da evidenziare come i ricavi siano saliti a 22.54 miliardi di dollari, rispetto ai 21.77 miliardi di un  anno fa, interrompendo una serie negativa di 22 trimestri di contrazione.

Giornata di trimestrale anche per Morgan Stanley, che ha fatto segnare ricavi in crescita del 5% a 9.5 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è stato di 1.7 miliardi di dollari, risultato che ha battuto anche le stime degli analisti, nonostante la svalutazione dei crediti fiscali per 990 milioni di dollari. In generale la banca ha raggiunto tutti i target che si era prefissata, grazie ad un taglio dei costi per 1 miliardo di dollari, che ha permesso di otterne un ROE del 9%. Il target stabilito ora dal CEO James Gorman è di un return of equity compreso tra il 10 ed il 13%, senza stabilire però una scadenza.

In discesa nella notte il petrolio, che perde più dell’1%, a causa dell’aumento della produzione sia negli Stati Uniti, che nei paesi aderenti al cartello Opec. I dati diffusi ieri hanno mostrato un aumento della produzione negli Stati Uniti, incentivata dall’aumento dei prezzi degli ultimi mesi. In paricolare secondo quanto riportato dall’EIA (Energy Information Administration), la produzione negli Stati Uniti è aumentata nell’ultima settimana di 258000 barili al giorno, portando la produzione giornaliera totale a 9.75 milioni di barili, molto vicino al record di 9.789 barili fatti segnare nella scorsa settimana. A questo si aggiunge che nel mese di dicembre la produzione dei paesi Opec è stata in media superiore a quella di novembre.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 19/01/2018

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