Il market mover di oggi è rappresentato dalla pubblicazione degli aggiornamenti relativi il mercato del lavoro statunitense. Gli analisti stimano una conferma del tasso di disoccupazione al 4,7% e un incremento delle buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls) di 170 mila unità. Particolare attenzione sarà riservata anche all'andamento delle retribuzioni, salite a dicembre del +2,9%, il livello maggiore dal giugno 2009. Si tratta di indicazioni particolarmente importanti alla luce delle future mosse della Federal Reserve che, su queste basi, nei prossimi mesi, potrebbe decidere di procedere con maggiore decisione nel processo di normalizzazione dei tassi. Diffuso ieri, il rapporto Adp ha evidenziato un risultato ampiamente superiore alle attese (+151.000 posti), lasciando intendere che anche i dati ufficiali potrebbero sorprendere al rialzo (175.000 nuovi posti di lavoro dopo i 156.000 di dicembre le attese degli economisti). Oltre al dato sugli occupati l'agenda Usa prevede anche gli indici Pmi finali di gennaio, servizi e composito, gli ordini industriali e di beni durevoli di dicembre e l'Ism non manifatturiero di gennaio. Anche l'Italia pubblicherà il Pmi sui servizi, oltre ai numeri dell'Istat sull'inflazione, in entrambi i casi di gennaio. Borse europee in rialzo in avvio dopo che, con una mossa a sorpresa, questa mattina la Banca centrale cinese (Pboc) ha alzato i tassi a breve termine, offrendo un nuovo segnale di progressiva stretta del proprio orientamento monetario, a fronte delle indicazioni di stabilizzazione che giungono dall'economia del Paese. Il tasso sulle operazioni repo a sette giorni è stato alzato di 10 punti base al 2,35%: per quanto modesto l'incremento segnala la volontà della Cina sia di contenere il deflusso di capitali sia di tenere sotto controllo i rischi sul sistema finanziario generati da anni di politiche di stimolo tramite un aumento del debito. Intanto il dollaro recupera terreno nei confronti delle altre valute, con l’EUR/USD sceso a 1,076 dopo aver superato ieri la soglia di 1,08. In discesa lo yen (USD/JPY a 113,1 e EUR/JPY a 121,7) dopo che la Bank of Japan ha cominciato ad acquistare obbligazioni a tasso fisso in un’operazione non programmata. I prezzi del petrolio salgono in scia alla notizia che il presidente Usa, Donald Trump, potrebbe essere vicino a imporre nuove sanzioni su diverse entità iraniane, riaccendendo la tensione tra i due Paesi. Al rialzo delle quotazioni contribuiscono anche le dichiarazioni del ministro del petrolio russo secondo il quale i produttori hanno tagliato l'output in linea con gli accordi presi a dicembre. Così il Brent sale a quota 56,99 dollari il barile (+0,76%) e il Wti a 54 dollari il barile (+0,86%). Alle ore 7:30 italiane il Nikkei era piatto (+0,02% e così ha chiuso), Hong Kong perdeva lo 0,27% e Shanghai, che ha riaperto oggi dopo quattro giorni di festività, cedeva lo 0,45%. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Le notizie e i dati riportati sono finalizzati esclusivamente a fornire informazioni di carattere generale e non hanno come scopo quello di fornire raccomandazioni personalizzate riguardo una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario. Nessuna opinione espressa riguardante investimenti o strategie di investimento può pertanto considerarsi adeguata alle caratteristiche di una specifica persona in merito alla sua conoscenza ed esperienza del trading online, dei CFD e del Forex, alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni riguardanti le passate performance di un investimento o di una strategia di investimento non garantiscono e non sono indicative di future performance.