Dopo la volatilità dei giorni scorsi, i mercati azionari hanno chiuso la giornata in rialzo ieri, con il Nasdaq che ha registrato nuovamente livelli record, in quanto gli investitori hanno messo da parte le loro preoccupazioni sui negoziati commerciali e si sono concentrati invece sulle prospettive per i tassi di interesse, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa prima delle riunioni nella prossima settimana della Federal Reserve statunitense e della Banca Centrale Europea.

I commenti del capo economista della BCE Peter Praet sulle prospettive di inflazione, e il capo della Bundesbank Jens Weidmann che esprime ottimismo sul fatto che la BCE sarebbe in grado di terminare il suo programma di acquisto di obbligazioni quest'anno, hanno contribuito a spingere l'euro più in alto trascinando con sè i rendimenti obbligazionari in tutta la regione. I commenti hanno seguito la speculazione secondo cui i tempi di questa decisione sugli acquisti di asset dovrebbero essere discussi la prossima settimana, nonostante alcune preoccupazioni sul fatto che il recente rallentamento dei dati potrebbe causare una pausa dei responsabili della politica monetaria.

Esiste la possibilità che i mercati stiano troppa importanza a queste speculazioni su una discussione sulla cessazione degli acquisti di asset nella riunione della prossima settimana. Semmai, sarebbe sorprendente se l'argomento non fosse discusso in particolare, dal momento che qualche forma di annuncio sarebbe necessaria prima di settembre in ciascun caso.

In ogni caso, nel processo l'aumento dei rendimenti ha contribuito a spingere le azioni bancarie in rialzo, comprese le banche in Italia che sono state sotto pressione nelle ultime settimane a causa delle preoccupazioni che le politiche espansive del nuovo governo populista potrebbero metterlo in conflitto con l'UE sulle regole fiscali.

Negli ultimi giorni i costi di finanziamento italiani sono decisamente aumentati, con il rendimento a 10 anni vicino al 3% e il rendimento a 2 anni superiore all'1,25%, molto più alto di poche settimane fa. Il forte aumento degli oneri finanziari ha sollevato alcune preoccupazioni circa la capacità del governo italiano di finanziare il suo enorme debito, e in confronto, ad altri paesi europei c'è un premio al rischi rispetto a poche settimane fa.

Nonostante questo premio aiuti sempre a trarre indicazioni, dato che anche a questi livelli i tassi italiani rimangono ancora molto bassi, e sono ancora ben al di sotto della media prima della crisi finanziaria quando i tassi medi a lungo termine erano intorno al 4%, il che significa che anche a livelli attuali sono ancora gestibili.

Per ora, i mercati in Europa sembrano essersi stabilizzati dopo una significativa volatilità a breve termine, con i mercati sia della Spagna che dell'Italia che mostrano segnali di stabilizzazione, sebbene l'Italia rimanga una preoccupazione più grande.

Sul fronte dei negoziati commerciali il mercato si è scrollato di dosso la notizia che l'UE stava anticipando le tariffe su una gamma di beni statunitensi per un valore di circa 2,8 miliardi di euro, a partire da luglio. Il ritardo nell'attuazione potrebbe aver contribuito a chiarire la mancanza di reazione del mercato a tale riguardo, dal momento che le misure devono essere riesaminate dai parlamenti nazionali.

La sterlina sembra essersi scrollata di dosso le preoccupazioni, per ora, sui prossimi trambusti politici mentre il Primo Ministro del Regno Unito si trova sotto il fuoco per la sua esitazione sulla questione del confine irlandese, così come i suoi piani per legare indefinitamente il Regno Unito alle regole dell'UE. Si dice che non si trovi bene con David Davis, il segretario della Brexit, che è diventato sempre più emarginato in mezzo alle voci secondo le quali potrebbe dimettersi. Se ciò accadesse, invierebbe un terribile segnale all'UE in una delicata fase dei negoziati, sebbene ogni fase sia delicata a questo punto avanzato in quello che sta diventando un processo sempre più caotico. È quasi come se il governo stia facendo del suo meglio per apparire deliberatamente incompetente.

EURUSD - la rottura sopra l'area 1.1750 apre un nuovo test dell'area 1.1830 e forse anche più in alto verso 1.1930. Un ritorno al di sotto di 1.1720 rimanda questa prospettiva e apre un ritorno a 1.1650.

GBPUSD - chiusura nell'area 1.3460, con una rottura a questo livello si metterebbe nel mirino il passaggio a 1.3530. Abbiamo il supporto provvisorio ora a 1,3370 e sotto quello a 1,3270. Il supporto rimane vicino ai minimi di maggio a 1,3200, con una rottura che punta a un supporto più ampio appena sotto il livello di 1,3110 supportato dai minimi di gennaio 2017.

EURGBP - continua a trovare resistenza appena sopra l'area 0.8800 e supporta appena sopra l'area 0.8700. Il trading range prevalente rimane intatto mentre una rottura a 0,8690 punterebbe alla zona 0,8640. La media mobile a 200 giorni a 0,8850 dovrebbe limitare il rialzo.

USDJPY - sta tendando proprio ora il superamento della media mobile a 200 giorni, con una rottura del livello di 110,50 si punta ai massimi precedenti a 111.30. Il supporto entra in gioco al livello di 109,50.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 07/06/2018

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