I mercati azionari su entrambi i lati dell’Atlantico sono riusciti a chiudere una buona settimana di guadagni nonostante la tensione continua tra Corea del Nord e gli Stati Uniti, mentre la Federal Reseve ha fatto capire che resta sul sentiero per alzare i tassi una volta ancora prima della fine dell’anno e l’attenzione si è spostata sulle elezioni in Germania del weekend, che più o meno sono andate secondo copione.

Mentre  non c’è stata sorpresa nel fatto che Angela Merkel sia stata in grado di ottenere un quarto mandato a cancelliere tedesco, l’aritmetica parlamentare diventa un po’ più complicata con una performance migliore delle aspettative da perte del partito populista AfD, che è riuscito ad ottenere molto più del limite del 5%, che darà una significativa presenza nel Budenstag tedesco nel corso dei prossimi 4 anni.

La loro perfomance, che gli ha permesso di diventare il terzo più grande partito in Germania, inseme alla deludente performance del partito socialdemocratico SPD guidato da Martin Schulz, che ha toccato il minimo dalla fine della guerra in termini di percentuale di voti, significa che probabilmente la formazione di un governo di coalizione sarà più problematica di quanto non sia stato nel 2013. Con il senno di poi, sembra che la decisione di Martin Schulz di lasciare il suo incarico di presidente del Parlamento Europeo non è stata delle migliori.

Il risultato del fine settimana con ogni probabilità rende la prospettiva di una qualche sorta di riforma politica dell’Unione Europea molto più problematica, dato il declino nella percentuale combinata di voti dei due partiti. Mentre continuano ad avere una percentuale di voti combinata superiore al 50%, questo non significa per certo che l’SPD vorrà mantenere il precedente accordo, dato anche il danno già fatto alla sua base politica.

I partiti più piccoli probabilmente avranno molta più influenza con l’FDP in particolare, precedente partner di coalizione di Angela Merkel prima delle elezioni del 2013, che potrebbe avere molta più influenza questa volta, cosa che suggerisce che i piani del Presidente francese Emmanuel Macron di aumentare la sovranità su alcune questioni, tra cui un budget per l’Eurozona e un ministro delle finanze europeo, probabilmente naufragheranno.

La sterlina ha sofferto una discesa alla fine della settimana dopo che l’agenzia di rating Moody ha abbassato il rating del Regno Unito da Aa1 a Aa2, citando il potenziale indebolimento dell’austerità fiscale e l’incertezza economica come conseguenza della Brexit, oltre alla prospettiva che un nuovo accordo commerciale richiederà anni per essere negoziato. Mentre il ragionamento dietro all’abbassamento del rating dà l’impressione di essere lineare, il timing sembra essere piuttosto curioso, dato il discorso di venerdì fatto dal Primo Ministro May,  secondo il quale un periodo di transizione di due anni è visto come sufficiente per sistemare le incertezze da cui Moody’s ha messo in guardia.

In conclusione, mentre il timing del downgrade è politicamente difficile per il governo del Regno Unito, i mercati si preccupano molto meno di quello che le agenzie di rating pensano di quanto non facessero dieci anni fa e i rendimenti del gilt difficilmente subiranno alcun cambiamento a lungo termine come conseguenza dell’annuncio di venerdì.

Sul fronte dei dati avremo l’ultimo sondaggio IFO sulla fiducia delle imprese in Germania per il mese di settembre, che, sulla scia degli ultimi dati eccezionali del flash Pmi, è atteso mostrare un altro miglioramento, a conferma del fatto che l’economia tedesca gode di ottima salute.

Questa performance sopra le attese probabilmente aumenterà la pressione sul presidente della BCE Mario Draghi per rivedere la posizione accomodante di politica monetaria. Il suo discorso oggi pomeriggio al Parlamento Europeo probabilmente sarà esaminato per cercare ulteriori indizi circa la filosofia corrente alla base del processo.  

EUR/USD: continua a muoversi lateralmente in un range tra 1.2050 e i recenti minimi a 1.1820, con la possiibilità di un triplo massimo e un break out di 250 punti. Una rottura dell’area di 1.1800 probabilmente potrebbe dare luogo ad ulteriore debolezza verso area 1.1600, mentre un movimento oltre 1.2100 ha come target 1.2350.

GBP/USD: l’area di 1.3450 continua a dare supporto alla sterlina, con un ulteriore supporto a 1.3385 sulla media mobile a 100 periodi. Un movimento oltre i massimi dell’ultima settimana a 1.3660 apre ad un moviento verso 1.3755, sulla strada per una risalita verso area 1.4000.

EUR/GBP:la media mobile a 200 periodi intorno all’area di 0.8700 rimane il prossimo target nonostante sia inferiore al massimo di questa settimana pari a 0.8900. Una rottura dell’area di supporto intorno all’area di 0.8770/80, potrebbe essere un buon catalizzatore per un simile movimento.

USD/JPY: ha continuato il movimento verso il massimo del suo movimento laterale verso 112.90 che è la trend line di resistenza dai massimi dell’anno. Abbiamo un supporto in area 11.70/80.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 25/09/2017

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