I mercati statunitensi hanno chiuso la loro recente striscia vincente dopo che un aumento delle aspettative sui tassi d'interesse ha spinto verso l'alto i rendimenti e aumentato la prospettiva di quattro rialzi dei tassi di interesse negli Stati Uniti quest'anno. Il rendimento a 10 anni negli USA ha toccato i picchi del 2013 a nelle vicinanze del massimo dal 2011, mentre i rendimenti a 2 anni si sono avvicinati al livello del 2,6%.

Questa risalita del dollaro USA e dei rendimenti insieme ai rapporti secondo cui la Corea del Nord avrebbe cancellato un incontro con la Corea del Sud per il proseguimento di esercitazioni militari con gli Stati Uniti che dovevano riprendere oggi, sembra aver provocato questa riduzione della propensione al rischio, insieme a preoccupazioni che i colloqui sul nucleare del prossimo mese con gli Stati Uniti a Singapore potrebbero anche essere cancellati in risposta a questa "provocazione militare intenzionale".

Le Banche Centrali in questi giorni hanno gettato acqua sul fuoco in merito all'inflazione, eppure i mercati obbligazionari statunitensi sembrano dirci qualcosa di diverso. Sia i rendimenti USA a 10 anni sia quelli a 2 anni hanno toccato i massimi livelli negli ultimi anni, dopo che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti di aprile sono scese da alcune revisioni decenti di marzo, mentre i prezzi pagati nell'ultimo sondaggio sulla produzione Empire sono arrivati ai massimi livelli dal 2011.

Questo tipo di inflazione combacia con i dati sui prezzi alla produzione rilevati dall'indice ISM che hanno mostrato letture altrettanto elevate negli ultimi mesi. Per tutto questo tempo i prezzi del petrolio hanno continuato a far segnare nuovi massimi pluriennali con il greggio Brent che è arrivato ad un soffio dagli 80 $ al barile ieri. L'aumento dei prezzi del petrolio dalla scorsa estate è ora prossimo al 70%, con il prezzo degli articoli di uso quotidiano su entrambe le sponde dell'Atlantico che diventa più costoso, mentre la crescita delle retribuzioni rimane modesta, anche se i recenti tagli fiscali potrebbero compensare questa situazione.

Nel Regno Unito abbiamo visto le retribuzioni medie settimanali di marzo salire ai livelli più alti dal 2015, attestandosi al 2,9%, il che significa che in termini di numeri i guadagni ora stanno aumentando più velocemente rispetto all'indice dei prezzi al consumo, che attualmente è al 2,5%. Mentre le banche centrali insistono sul fatto che le aspettative inflazionistiche sono in calo o, in generale, la spesa dei consumatori sembra mostrare segni di rallentamento, anche tenendo conto del bel balzo che abbiamo visto nelle vendite al dettaglio negli Stati Uniti a marzo.Si prevede che i numeri di inflazione dell'UE di oggi dipingano un outlook altrettanto favorevole, nonostante i commenti di questa settimana da parte di vari funzionari della BCE secondo i quali la banca centrale è sul punto di ridurre il suo programma di acquisto di asset entro la fine di quest'anno.

Anche se questo potrebbe rivelarsi vero nella misura principale di inflazione della BCE, la banca centrale rimane ben al di sotto del suo obiettivo. Anche l'inflazione tedesca è al di sotto del target della BCE, dato che dovrebbe attestarsi all'1,6% per aprile.L'indice dei prezzi al consumo UE attuale dovrebbe mostrare una lettura finale per aprile dell'1,2%, mentre l'indice dei prezzi al consumo core è ancora più basso allo 0,7%, un minimo da tre anni, e solo lo 0,1% sopra il suo minimo storico dello 0,6% che abbiamo visto in Dicembre 2014.

Per coincidenza, questo è stato anche il minimo appena prima che la BCE avviasse il suo controverso programma di acquisto di attività a gennaio 2015, quindi dopo oltre tre anni di tassi bassi e negativi e un aumento di 2,3 miliardi di euro nel bilancio della BCE, il guadagno netto nell'inflazione core dell'eurozona è stata dello 0,1%! Se guardato attraverso questo particolare prisma, tutto ciò è sorprendente e potrebbe essere definito in termini di mandato di inflazione come un fallimento. È meno un fallimento se valutato rispetto ad altre metriche come la crescita del PIL, ma su tale base possono davvero permettersi di considerare la possibilità di limitare il loro programma di acquisto di attività?

EURUSD: l'incapacità di superare il livello di 1.2000 e la media mobile a 200 giorni ha spinto a ritornare il livello di 1.1820 ieri. Finchè resterà al di sotto di 1,2030 si prevede che la pressione al ribasso prevarrà con il livello di 1 1780 come prossimo obiettivo. Una rottura mette nel mirino il livello di 1.1710 e i minimi di dicembre.

GBPUSD - ha fatto un nuovo minimo marginale a 1,3450 prima di rimbalzare e in quanto tale rimane una livello chiave. Dobbiamo superare l'area 1,3620 per un consolidamento e pensare ad un movimento verso 1,3720. Un fallimento potrebbe prtare ad ulteriori perdite verso l'area 1,3300 a medio termine.

EURGBP - continua a scivolare verso il basso dopo il mancato superamento di 0,8845 e della media mobile a 200 giorni a 0,8880. Resta il rischio di un ritorno ai minimi della scorsa settimana a 0,8740, e al di sotto di quello a 0,8690.

USDJPY - ha infine rotto l'area di 110,00, la resistenza sulla media mobile a 200 giorni e la linea di tendenza a 110,30, suggerendo il potenziale per ulteriori guadagni verso l'area 111,20. Importante è la tenuta dell'area 109.70 affinché si realizzi questo scenario o si rischia di tornare nell'area 108.70.

 

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma">Piattaforma Next Generation Performance nette al 16/05/2018

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