Venerdì mattina i mercati asiatici hanno scambiato al ribasso, poiché non sembrano esserci progressi nei negoziati commerciali di alto livello a Pechino, provocando crescenti aspettative di un rinvio della scadenza tariffaria del 1° marzo.

I leader dei due paesi devono ancora finalizzare i dettagli della riunione, segnalando che i tempi non sono ancora maturi affinchè Xi e Trump si siedano a firmare qualsiasi accordo commerciale significativo.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, un lungo colloquio commerciale potrebbe servire a calmare i mercati poiché concederebbe altro tempo affinché la Cina faccia acceleri sulle riforme strutturali e realizzi stimoli per controbilanciare l'impatto della potenziale perdita nelle esportazioni.

Per le società statunitensi, l'estensione della scadenza tariffaria consentirà di adattarsi ai cambiamenti in un nuovo ambiente commerciale, cercando al contempo soluzioni alternative per la catena di approvvigionamento.

I titoli azionari statunitensi sono finiti sotto pressione ieri a causa di una variazione delle vendite al dettaglio di dicembre decisamente peggiore delle attese, finendo per limitare l'appetito al rischio. Le vendite al dettaglio statunitensi sono scese dell'1,2%, mancando le previsioni per una crescita dello 0,1% e hanno registrato la peggiore lettura dal 2009.

La perdita di fiducia dei consumatori evidenziata nelle recenti indagini e il crollo della crescita delle vendite al dettaglio hanno segnalato il rischio di ulteriori pressioni al ribasso in futuro.

I dati commerciali cinesi di gennaio hanno battuto largamente le aspettative del mercato con un forte rimbalzo sia delle importazioni che delle esportazioni. Anche se alcuni hanno attribuito questo forte aumento agli acquisti anticipati in vista delle festività del nuovo anno lunare, letture molto più alte del previsto suggeriscono che le esportazioni sono resilienti, escludendo un collasso nelle attività commerciali a causa dell'impatto della guerra doganale.

A Singapore, i risultati delle banche locali probabilmente domineranno il movimento dell'indice STI la prossima settimana. I tre istituti di credito - DBS, OCBC e UOB - sono destinati a registrare profitti record nel 2018 sulla scia di margini di interesse netto più elevati (NIM), minori accantonamenti legati alla crisi del petrolio e crescita dei prestiti performanti. La crescita futura, tuttavia, dovrà superare un contesto più impegnativo a causa del rallentamento delle attività economiche nella regione, della minore crescita margine d'interesse dovuta alla pausa della Fed nei rialzi dei tassi e alla normalizzazione dell'approvvigionamento di liquidità. DBS, OCBC e UOB scambiano con un P/E di 11x e dividend yield del 4,45%.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 15/02/2019

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