Negli ultimi giorni è diventato sempre più chiaro che gli schieramenti sono state delineati e le posizioni tracciate in quello che potrebbe essere un significativo confronto tra Stati Uniti e Cina rispetto a una revisione della mappa delle relazioni commerciali tra i due paesi. Per la gran parte parte gli investitori avevano supposto che, quando tutto fosse stato detto e fatto, le minacce degli Stati Uniti sarebbero state peggiori del suo morso, e che alla fine sarebbe stato raggiunto un accordo con la Cina, tuttavia dato che le trattative sono state messe in discussione negli ultimi giorni alcuni investitori sembrano aver adottato un tattica basata sulla discrezionalità più che sul valore e hanno preferito liquidare dei profitti, dal momento che preoccupazioni per un sell off più profondo hanno preso corpo. La cautela dell'investitore ha senso, dati anche i commenti di Peter Navarro, consulente per il commercio internazionale del presidente Trump e autore di "Death by China: Confronting the Dragon", secondo il quale gli Stati Uniti credno di avere il vantaggio, dicendo che la Cina aveva molto più da perdere.

Il tono e la sfumatura di questa osservazione è rivelatrice in quanto sembra riconoscere che ci sarà un costo per gli Stati Uniti, ma che l'amministrazione statunitense sta calcolando che il costo per la Cina sarà molto più grande in termini di contraccolpo relativo per il PIL cinese rispetto al PIL degli Stati Uniti, circostanza  che aiuta a spiegare perché i mercati cinesi sono stati colpiti negli ultimi giorni. Questa posizione potrebbe anche essere basata sul fatto che, mentre l'economia americana sembra avere buoni risultati, l'economia cinese sembra rallentare, visto che le recenti vendite al dettaglio hanno toccato un minimo da diversi anni.

Resta da vedere se questo scenario si materializzerà e rimane ancora un bel po' di tempo prima che la prima serie di tariffe inizi il 6 luglio, mentre non abbiamo una scadenza per l'ultima serie di minacce tariffarie .

Ulteriori tariffe potrebbero richiedere un po' più di tempo per essere delineate e implementate dando a entrambe le parti un margine di manovra più ampio, il che probabilmente aiuta a spiegare perché la ricaduta globale è stata leggermente più modesta con alcuni indici colpiti più duramente di altri, con i mercati statunitensi in ribasso di nuovo la scorsa notte, con il Dow che è sceso per il sesto giorno consecutivo e ha cancellato i suoi guadagni per l'anno.

 In Europa il DAX tedesco, un buon barometro per misurare le tensioni commerciali, sempre che ce ne sia uno, è stato colpito più duramente dato il pesante pregiudizio che subirebbero le esportazioni della Germania, con gli ultimi tre giorni di contrattazioni che hanno spazzato via la maggior parte dei guadagni di questo mese, anche se potremmo aprire al rialzo questa mattina come risultato del rimbalzo della scorsa notte dai minimi negli Stati Uniti.

 Abbiamo anche visto un modesto acquisto di beni rifugio con titoli del Tesoro statunitensi che hanno attirato acquisti insieme allo yen giapponese e al franco svizzero, sebbene l'oro abbia faticato data la forza del dollaro USA, poiché le aspettative sui futuri tassi di interesse USA hanno continuato a sostenere il biglietto verde, come il dollar index che ha toccato un massimo di 11 mesi.

I prezzi del petrolio hanno oscillato bruscamente nei giorni scorsi in vista dell'incontro dell'OPEC di questa settimana a Vienna, con la speculazione secondo cui un accordo per allentare il tetto della produzione è già stato raggiunto tra i sauditi e la Russia, nonostante l'Iran abbia rifiutato qualsiasi forma di compromesso quando il cartello si riunirà venerdì.

 I sauditi hanno già indicato di essere aperti a qualche forma di aumento, mentre la Russia vuole un aumento della produzione fino a 1,5 milioni di barili al giorno. Il ministro del Petrolio iraniano Zanganeh ha detto che lascerà Vienna venerdì prima dell'inizio dell'incontro, il che suggerisce che i desiderata dell'Iran saranno ignorati, e che verrà raggiunta una qualche forma di compromesso. In tal caso è solo questione di aspettare i dettagli più tardi questa settimana.

EURUSD - fino a quando resta sopra ai minimi di maggio a 1,1520, così come sopra il supporto della trendline dai minimi del 2017, rimaniamo a rischio di un rimbalzo verso l'area 1.1720/30, con resistenza anche a 1.1640. Una rottura sotto 1.1500 ha il potenziale per aprire un movimento verso il livello 1.1360.

GBPUSD - ha rotto sotto 1,3200 chiudendo sul supporto della trendline dai minimi del 2017 che attualmente arriva intorno all'area 1,3110. Una rottura sotto 1.3100 apre le porte per una potenziale mossa verso 1.2980. Dobbiamo tornare a 1.3300 per ripetere il test dell'area 1.3460.

EURGBP - ancora in trading range con resistenza appena sopra la media mobile a 200 giorni nell'area 0,8820/30 con i minimi recenti a 0,8700 come prossimo supporto chiave. Un passaggio oltre questo livello apre la zona 0.8640.

USDJPY - La reazione al di sotto dei 111,00 ha trovato supporto al livello di 109,50 ieri e potrebbe essere diretto al ribasso se rompe al di sotto di quest'area e testare nuovamente l'area di 108,70. Mentre al di sotto di questi recenti massimi il rischio sembra essersi spostato verso il lato negativo.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 19/06/2018

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