Avendo ereditato una pessima mano da Wall Street, i mercati azionari in Asia e in Europa sono entrambi caduti pesantemente ieri, e con i mercati statunitensi chiusi a causa del funerale dell'ex presidente George HW Bush, non c'è stato alcun catalizzatore per aiutare a sostenere qualsiasi forma di interesse all'acquisto, con la chiusura del DAX ad un minimo settimanale.

È sembrato che gli investitori abbiano ignorato le indiscrezioni provenienti finalmente dai funzionari cinesi che hanno confermato la tregua di 90 giorni per la guerra commerciale concordata nel fine settimana, nonché le notizie secondo cui avrebbero iniziato aad attivarsi concretamente su alcuni degli argomenti discussi durante la riunione del G20 del fine settimana.

Le notizie secondo cui i funzionari hanno iniziato a prendere provvedimenti per riavviare le importazioni statunitensi di soia e gas naturale liquefatto sono stati anche i primi segnali che dopo tutti i discorsi dei funzionari statunitensi, potrebbe esserci stato qualcosa di tangibile concordato durante l'incontro del weekend tra Xi e Trump.

Sul fatto che questa circostanza avrebbe potuto calmare i nervi degli investitori quando poi i mercati statunitensi sono tornati a quotare successivamente nel corso della giornata è un punto piuttosto controverso, dato l'arresto durante la notte dalle autorità canadesi del CFO della compagnia cinese Huawei, sulla scia di una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti.

L'arresto avviene sullo sfondo di preoccupazioni legate al commercio e alla tecnologia, nonché alla sicurezza informatica nel momento in cui si utilizza hardware cinese per i sistemi IT. ZTE, un'altra azienda cinese, è già stata sanzionata dalle autorità statunitensi, quindi anche Huawei potrebbe essere trascinata in un brutto vertice  in cui le tensioni tra Cina e USA sul commercio sono in una fase così delicata e potrebbe far deragliare tutto ciò che è stato concordato nel fine settimana tra il Presidente XI e Trump.

I mercati asiatici non hanno reagito bene scendendo nettamente e questo dovrebbe poi ripercuotersi sui mercati europei questa mattina, ma l'attenzione è tornata dallo verso lo slittamento dei rendimenti obbligazionari, cosa che sembra essere un po' esagerata nel momento in cui si considera quanto poco sia cambiato nell'ultima settimana.

Le preoccupazioni su un'eventuale recessione e una curva dei rendimenti inversa sembrano un po' prematuri quando si guarda a come si sta comportando l'economia statunitense, impressione che dovrebbe rafforzare oggi con  il dato  ADP sul lavoro e l'indagine ISM di oggi per novembre.

Abbiamo già visto alcuni dati di produzione buoni nei giorni scorsi e con il Ringraziamento e il Black Friday lo scorso mese, è probabile che le assunzioni siano state robuste. Il rapporto ADP dovrebbe vedere 200 mila nuovi posti di lavoro aggiunti, leggermente in calo rispetto ai 227 mila di ottobre, mentre l'ISM non manifatturiero dovrebbe toccare il livello di 59,2, leggermente in calo rispetto a 60,3.

Lo slittamento dei prezzi del petrolio ha certamente spostato il dibattito dell'inflazione, visti i cali recenti. Meno di due mesi fa si ipotizzava diffusamente  sul rischio di una movimento  verso i 100 dollari al barile e ora eccoci appena sopra i  60 dollari, dopo aver perso oltre il 30% dai massimi di ottobre.

Per far fronte a questa scivolata dei prezzi del petrolio e alla costante ondata di tweet del presidente Trump sul fatto di voler abbassare i prezzi del petrolio, sembra improbabile che l'OPEC e / o la Russia non facciano una sorta di taglio alla produzione se non altro per aiutare a mettere un limite al ribasso dei prezzi nel breve periodo, e riportare i prezzi verso  65 dollari al barile. Il mese scorso la produzione saudita ha toccato il record di 11,3 milioni di barili in risposta alle richieste del presidente degli Stati Uniti per aiutare a compensare la perdita del greggio iraniano, mentre le scorte degli Stati Uniti sono aumentate costantemente ogni settimana da oltre due mesi.

La decisione dei produttori canadesi in Alberta di tagliare la produzione all'inizio di questa settimana di 325 mila barili al giorno è stata una risposta diretta alla prospettiva di un esaurimento della capacità di stoccaggio. L'incapacità di agire da parte dell'OPEC e della Russia potrebbe vedere i prezzi scendere nuovamente, anche se potremmo ottenere una sorta di contentino con un impegno di taglio all'inizio del prossimo anno.

La sterlina è riuscita a riguadagnare terreno ieri nonostante la probabilità molto concreta che l'accordo su Brexit del Primo Ministro Theresa May possa essere messo a tacere la prossima settimana I recenti eventi negli ultimi due giorni sembrano aver spostato il calcolo intorno alla prospettiva di un "no deal" Brexit a una forma di Brexit soft o ad un remain, anche se il percorso è difficile da ipotizzare.

Sul fronte dei dati, la sterlina si è scrollata di dosso un dato  PMI servizi estremamente deludente per novembre, attestandosi a 50.4, registrando la peggiore performance mensile da luglio 2016, sebbene ci fossero alcuni punti incoraggianti con occupazione ancora in crescita e nuovi ordini ancora in territorio positivo, anche se con segni di debolezza. Sebbene  qualcuno abbia suggerito che questo è dovuto all'incertezza legata alla Brexit, anche i PMI della zona euro sono state anch'essi deboli.

EURUSD - finora non è riuscito a superare l'area di 1.1500 e questo continua a limitare il rialzo. Finché restiamo al di sotto di questo livello  potremmo vedere un nuovo test di 1.1280 a breve termine, con il potenziale di rivisitare i minimi di inizio novembre.

GBPUSD - fatica a trovare una  direzione, ma con una tendenza al ribasso in atto l'area di 1,2650 sembra agire come supporto decente per ora. La sterlina continua a rimanere vulnerabile e una mossa conclusiva sotto 1.2600 che potrebbe essere il catalizzatore per un movimento  verso il livello 1.2000 e i minimi del 2017. Abbiamo bisogno di tornare indietro sopra 1,2840 per un consolidamento.

EURGBP: il livello 0.8935/40 continua a frenare i rialzi per ora. Trovato supporto a 0,8870 ieri, rimaniamo in un range con supporto più significativo nell'area 0,8820. Sopra l'area 0,8940 si potrebbe ipotizzare  una mossa verso i massimi di agosto a 0,9100. Siamo ancora in una fase di range, con supporto  a 0.8740.

USDJPY - ha trovato supporto nell'area 112.50 negli ultimi due giorni, ma dobbiamo superare l'area 114.00 per vedere ulteriori guadagni. Finché stiamo  sotto 114,00 rimane il rischio di un movimento al di sotto del livello di 112,50 e verso 111.80. Il bearish reversal  settimanale di due settimane fa rimane valida finché si resta  sotto 114,20.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma Next Generation. Performance nette al 05/12/2018

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