Dopo alcuni giorni di trading piuttosto turbolenti la scorsa settimana, gli investitori si avviano verso l'ultima settimana di contrattazioni completa del 2018 con una certa cautela.

Le principali preoccupazioni degli investitori rimangono incentrate sulla stabilità politica e la debolezza economica, dopo alcuni dati economici deludenti la scorsa settimana da Europa, Cina e Giappone.

Mentre gli Stati Uniti hanno continuato a sovraperformare, vi è la preoccupazione che anche qui la corsa generata dai tagli fiscali di gennaio possa esaurirsi e si assista ad un graduale rallentamento nel 2019.

Nonostante ciò, i mercati asiatici hanno iniziato la nuova settimana con una nota leggermente positiva mentre si guarda in avanti verso le riunioni della Bank of Japan e della Federal Reserve negli ultimi giorni di questa settimana, anche se poi l'apertura per i mercati europei è stata leggermente più debole.

Il governo italiano continua a non mostrare alcun segno di voler ridurre il budget al di sotto del 2% del Pil come richiesto dalla Commissione Europea e, anche se hanno affermato che lo ridurranno al 2,04% dal 2,4%, dire che lo faranno è una cosa, realizzarlo è un'altra faccenda.

La scorsa settimana il presidente della BCE Mario Draghi ha dichiarato l'intenzione della BCE di terminare il suo programma di acquisto di attività in programma alla fine di questo mese, pur riconoscendo che i rischi al ribasso per l'economia sono aumentati.

Ha anche detto che l'inflazione dovrebbe rimanere bassa, tagliando le previsioni di inflazione della BCE per il 2019 dall'1,7% all'1,6%. Allo stesso tempo ha continuato dicendo che si aspetta che le pressioni inflazionistiche aumentino, aiutate dall'aumento dei salari. Ciò appare piuttosto ottimistico, dato che l'inflazione core non è mai salita al di sopra dell'1,2% negli ultimi dieci anni, con l'indice generale dei prezzi al consumo di novembre previsto al 2%, in calo dal 2,2% di ottobre, con prezzi core all'1%.

Le preoccupazioni per il settore della vendita al dettaglio sono continuate durante il fine settimana, per le notizie secondo cui il traffico cittadino è diminuito rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Queste preoccupazioni sembrano estendersi anche al mondo online dopo che il distributore online ASOS ha visto le sue azioni crollare stamattina dopo aver riportato vendite totali per l'anno in aumento del 14%, ma riducendo la guidance sulle vendite per l'intero anno da un aumento de 20 -25% al 15%, citando un mese di novembre fiacco con margini in forte calo. La società ha dichiarato che i margini sono diminuiti a causa di sconti elevati e di maggiore attività promozionale al fine di smaltire le scorte, dato che i prezzi medi di vendita sono diminuiti in parte a causa di un clima insolitamente caldo negli ultimi tre mesi dell'anno. La società ha anche detto che ridurrà le spese in conto capitale a 200 milioni di sterline.

Anche Boohoo.com ha visto le sue azioni crollare quasi per empatia in scia all' annuncio di questa mattina.

Anche il rivenditore al dettaglio svedese H&M è sceso nonostante abbia registrato la crescita più rapida delle vendite trimestrali in tre anni. I ricavi sono saliti a 6,2 miliardi di dollari, leggermente al di sopra delle aspettative, ma c'è un po' di scetticismo per il fatto che queste vendite potrebbero essere state realizzate a fronte di forti sconti.

Per quanto riguarda le altre notizie, il distributore di energia SSE ha annunciato che non finalizzerà la fusione pianificata della sua divisione di servizi energetici con NPower, citando le limitazioni dei prezzi dell'energia introdotti dal governo come motivo. La società ha anche affermato che i vantaggi in termini di costi derivanti dall'accordo sarebbero probabilmente superati dai costi di integrazione delle due attività. La direzione ha detto che sono ancora desiderosi di scorporare la parte dei servizi energetici dell'azienda, con la possibilità di una vendita o di uno spin-off.

I mercati statunitensi hanno chiuso la fine della scorsa settimana in tono negativo nonostante l'atmosfera leggermente più incoraggiante per quanto riguarda i colloqui commerciali tra Cina e USA. Preoccupazioni per il rallentamento dell'economia globale e l'indebolimento dell'economia cinese hanno danneggiato il sentiment nelle ultime settimane e si teme che la riunione della Federal Reserve di questa settimana possa finire per peggiorare lo scenario se i funzionari Federal Reserve non dovessero ammorbidire le loro posizioni sugli aumenti dei tassi per il 2019 in un contesto globale che sembra un po' più buio di quanto non fosse qualche settimana fa. Un'inversione della curva dei rendimenti sta causando qualche ansia circa la prospettiva di un rallentamento o di una recessione imminente con alcuni investitori che guardano al fatto che i funzionari della Fed riconoscano questo come un motivo per essere più cauti nelle loro previsioni sui tassi per il 2019.

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