I mercati italiani hanno avuto una breve tregua ieri, chiudendo più in rialzo insieme al resto dei mercati europei con il FTSE100 che ha raggiunto un altro record, aiutato dalla notizia che la Cina avrebbe ridotto la tariffa di importazione sui veicoli dal 25% al 15%, moderando la retorica della tensione commerciale ulteriormente.

Questo ottimismo non ha visto l'alba dal momento che è diventato evidente che molti repubblicani sono scontenti di alcune delle concessioni riportate in particolare per quanto riguarda la compagnia di telecomunicazioni cinese ZTE, e cercherebbero di bloccarle se fossero implementate.

Sembra che questo disagio abbia spinto il presidente Trump a moderare il suo ottimismo sull'esito dei colloqui in corso, mentre ha anche fatto capire che il vertice del prossimo mese con la Corea del Nord potrebbe anche non aver luogo. Questo potrebbe essere un tentativo di gestione delle aspettative da parte del presidente degli Stati Uniti, ma nonostante ciò le azioni statunitensi hanno rapidamente invertito la rotta concludendo la giornata in rosso, e questa mattina sembra destinata a tradursi in una apertura al ribasso in Europa.

Una delle principali conclusioni che si potrebbe trarre dalla testimonianza sul rapporto sull'inflazione di ieri sono state le differenze con cui i responsabili delle politiche monetarie della Bank of England vedono l'economia del Regno Unito, e questo è ancora prima che guardiamo ai numeri dell'Office for National Statistics, dove si differenziano due posizioni nella valutazione sugli effetti complessivi del freddo sull'economia del Regno Unito nel primo trimestre con l'Office for National Statistics che insiste nel dire che gli effetti siano "limitati", mentre la banca centrale ha detto che sono "significativi".

Indipendentemente da chi crede a chi, resta il fatto che abbiamo assistito a un rallentamento, tuttavia il governatore della Bank of England Mark Carney ha insistito sul fatto che le ragioni alla base dell'inversione del mese scorso erano prettamente legate al timore che il recente rallentamento non fosse temporaneo. Ha continuato sostenendo che le famiglie del Regno Unito hanno subito in media per 900 sterline all'anno per le conseguenze della Brexit. Anche accettando questa cifra per accurata, l'affermazione trascura piuttosto convenientemente il fatto che sia stato l'errato taglio dei tassi nell'agosto 2016 della banca centrale e l'aumento del QE che potrebbe aver contribuito ad alcuni di quella perdita finanziaria per le famiglie del Regno Unito in termini di maggiore inflazione .

Sembrano esserci alcune prove del fatto che l'inflazione potrebbe iniziare a scendere un po', mentre allo stesso tempo stiamo iniziando a vedere i recenti dati sulle retribuzioni che iniziano a risollevarsi. La settimana scorsa abbiamo visto che la crescita dei salari escludendo i bonus è aumentata del 2,9%, il che significa che dopo più di un anno i prezzi stanno aumentando ad un ritmo più lento rispetto ai salari, anche se solo rispetto alla misura dell'indice dei prezzi al consumo primario.

Nel suo recente rapporto sull'inflazione, la Banca d'Inghilterra si è mostrata piuttosto accomodante riguardo le prospettive sia per i salari sia per l'inflazione abbassando le previsioni per entrambi. È vero che l'indice dei prezzi al consumo è sceso dal 3,1% ai livelli del 2,5% negli ultimi numeri di marzo, ma sembra ancora piuttosto presto prevedere che la recente pressione al rialzo sui prezzi è destinata a diminuire, dato che solo nei numeri di aprile avremo incorporato l'effetto dell'aumento delle tasse comunali, dell'aumneto dei contributi pensionistici su base annua, mentre i prezzi della benzina sono saliti da 1,20 sterline al litro all'inizio dell'anno a circa 1,25 sterline ora, mentre i prezzi del petrolio sono ora passati sopra gli 80 dollari al barile.

Sarebbe sorprendente se i numeri dell'inflazione di oggi di aprile rafforzassero l'opinione della Bank of England che i prezzi potrebbero scendere ulteriormente, e l'aspettativa di oggi è che vedremo l'indice dei prezzi al consumo invariato al 2,5%, ma a lungo termine è difficile vedere come la banca centrale possa essere tutt'altro che in errore affermando che l'indice dei prezzi al consumo possa raggiungere l'obiettivo tanto rapidamente quanto pensano. Ovunque si guardi i prezzi sembrano aumentare, qualcosa che non sembra essere registrato dai banchieri centrali o dalle metriche dell'inflazione principali.

Vedremo anche gli ultimi verbali della Fed dall'ultimo incontro all'inizio di questo mese. Non c'era troppo in termini di sorprese nella dichiarazione, a parte qualche piccola modifica alla terminologia per quanto riguarda l' inflazione. È stata modificata in modo da riflettere i dati più consistenti visti alla fine del mese scorso, con "run below" cambiato in "move closed to 2%", mentre il riferimento a "monitoring inflation developments" è stato rimosso completamente, così come il riferimento al rafforzamento delle prospettive economiche negli ultimi mesi.

La prospettiva della Fed sull'economia è stata sorprendentemente ambivalente, suggerendo alcune preoccupazioni su un possibile rallentamento nel corso dell'anno. I verbali di oggi dovrebbero darci una visione più ampia del fatto che i responsabili di politica monetaria temino il recente rallentamento dell'economia statunitense e se i recenti aumenti dei prezzi del petrolio diano loro preoccupazioni in merito alla spesa dei consumatori e all'inflazione.

Sembra che alcuni responsabili di politica monetaria siano preoccupati, Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland, nei commenti di ieri, ha espresso il suo punto di vista secondo cui l'inflazione potrebbe superare, sia come conseguenza dello stimolo fiscale, sia come effettodel rapido aumento dell'inflazione dei prezzi a seguito dei recenti aumenti i prezzi dell'energia.

EURUSD- Il rimbalzo di ieri dalla zona 1.1710 ha perso vigore nell'area 1.1830. L'attuale rimbalzo potrebbe estendersi verso l'area 1.1900 a breve termine, ma il rischio rimane per ulteriori perdite verso l'area 1.1600. La prospettiva di nuovi ribassi incombe con la media mobile a 200 periodi che si sta girando in negativo, mentre si resta sotto il livello di 1.20.

GBPUSD - il rimbalzo da 1,3390 ha finito il vapore appena la sua corsa sotto 1,3500 ieri, tuttavia per un consolidamento dobbiamo recuperare al di sopra dell'area 1,3620 per evitare il rischio di scivolare di nuovo verso il livello di 1,3300.

EURGBP: il rimbalzo dall'area 0.8710 deve ritornare indietro oltre il livello di 0.8800 per vedere un nuovo test del livello di 0.8845 e della media mobile a 200 giorni a 0.8870. Un fallimento in tal senso mantiene il rischio di un ritorno verso il livello di 0,8690, e anche i minimi recenti a 0,8640. Ancora intatto il trading range.

USDJPY - finchè resta al di sopra dell'area 110.70 rimane la possibilità di ulteriori guadagni verso l'area 112.00. Sotto 110.60 potrebbe esserci un nuovo test dell'area 110.00 e della media mobile a 200 giorni. Solo una mossa al di sotto dell'area 109.70 mina il quadro delineato e comporta il rischio di un ritorno nell'area 108.70.

 

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma">Piattaforma Next Generation Performance nette al 23/05/2018

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