La scorsa settimana si è conclusa con due importanti notizie arrivate nella serata di venerdì: da una parte la decisione di Fitch di confermare il rating per l’Italia ancora ad un livello “investment grade” pur abassando l’outlook da stabile a negativo, dall’altra il nuovo stallo nelle trattative commerciali tra Stati Uniti e Canada, che dovrebbero riprendere mercoledì prossimo.

In questa settimana al centro dell’attenzione ci sarà sicuramente il dollaro americano, viste le ripercussioni che una nuova salita del biglietto verde potrebbe avere per i mercati emergenti, soprattuto in considerazione delle grandi difficoltà che stanno attraversando la lira turca e il peso argentino. Aggiornamenti importanti sono attesi anche per dollaro canadese, dollaro australiano e corona svedese.

L’evento principale dell’ottava sarà però la pubblicazione dei non farm payroll prevista come di consuetudine per venerdì alle 14.30, con un’attesa di 190 mila nuovi posti di lavoro generati nell’economia americana per il mese di agosto, anche se l’attenzione degli operatori sarà catalizzata dall’andamento dei salari, che su base mensile dovrebbero evidenziare una crescita dello 0.2%, mentre il tasso di disoccupazione è atteso attestarsi al 3.8%. In questo momento non sembrano esserci dubbi sul fatto che nella prossima riunione del 26 settembre la Fed opterà per un ulteriore aumento dei tassi di interesse, soprattutto nel caso in cui la dinamica salariale dovesse mostrare un ulteriore rafforzamento nei dati di venerdì.

Intanto il dollaro, dopo aver toccato un minimo a 1.130393 il 15 di agosto ha ritracciato in modo significativo tornando in area 1.1720, in corrispondenza del 38.2% di Fibonacci, con un supporto critico posto in area 1.156.

Domani alle ore 3.30 è invece in programma la riunione della Reserve Bank of Australia (RBA), che arriva in un momento cruciale per il dollaro australiano, che è stato oggetto di forti ribassi dall’inizio dell’anno che l’hanno spinto da un massimo di 0.81 contro il dollaro americano alle attuali quotazioni di 0.72. A pesare fortemente sull’aussie sono state sia le incertezze relative al commercio globale e la frenata della crescita cinese, che rappresenta per l’Australia il principale partner commerciale.  A complicare il quadro economico c’è stata anche la crisi di governo che ha travolto il primo ministro conservatore Turnbull che era in carica dal 2015, finito vittima di una faida interna al proprio partito, causata anche dall’andamento deludente dei sondaggi in vista delle elezioni politiche in programma per il 2019. Al suo posto è stato nominato l’ex ministro delle finanze Scott Morrison che ha battuto la concorrenza di Julie Bichop. In questo contesto dominato dall’incertezza difficile immaginarsi che i tassi d’interesse possano essere rivisti al rialzo dalla RBA che al momento sono fermi all’1.5%.

La situazione è analoga per quanto riguarda la Bank of Canada (BOC), che con ogni probabilità nella riunione in programma per giovedì 5 settembre manterrà i tassi di interesse all’attuale livello dell’1.5% dopo il rialzo deciso nella riunione dello scorso luglio. L’economia canadese sta mostrando buoni segnali di forza, come hanno mostrato i dati per la prima parte dell’anno, che hanno segnalato una crescita reale del 2.9% anno su anno, grazie anche al favorevole andamento del prezzo del petrolio. A pesare ancora una volta sono però le incertezze relative ai negoziati per il rinnovo del Nafta con gli Stato Uniti che dovrebbero riprendere mercoledì, anche se nel week end Donald Trump non ha resistito alla tentazione di attaccare il governo canadese dal suo profilo Twitter. Dal punto di vista tecnico il dollaro canadese si trova in una situazione piuttosto interessante contro il dollaro americano, data la recente rottura della trendline rialzista che stata ritestata venerdì.

Giovedì alle 9:30 ci sarà invece la riunione della banca centrale svedese, la Riksbank, che dovrebbe mantenere i tassi d’interesse a -0.5%, nonostante l’andamento piuttosto negativo della corona nelle ultime settimane in vista delle prossime elezioni in programma per il prossimo 9 settembre. I sondaggi in questo momento vedono favorito il partito dei democratici svedesi, che si presenta alle urne con un programma fortemente nazionalista e avverso all’immigrazione, anche se la formazione del nuovo governo potrebbe rivelarsi piuttosto complicata. In questo contesto il governatore Stefan Ingves potrebbe decidere per mantenere l’attuale politica monetaria anche per il prossimo anno.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 03/09/2018

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