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I mercati europei ieri hanno avuto difficoltà a salire rispetto ai livelli massimi degli ultimi mesi raggiunti all'inizio di questa settimana, ritracciando rispetto ai recenti picchi per la combinazione di dati economici deboli e utili societari deludenti.

I mercati statunitensi hanno avuto una sessione analogamente poco brillante, chiudendo al ribasso nonostante l'ottimismo per l'andamento dei negoziati commerciali in corso in Cina e negli Stati Uniti, vicini a una soluzione che allontanerebbe la prospettiva di un ritardo rispetto al termine tariffario del 1 ° marzo.

L'ultimo dato del PIL del quarto trimestre di oggi dalla Germania dovrebbe confermare che l'economia tedesca ha ristagnato nella seconda metà del 2018, in un contesto di rallentamento dell'economia globale e indebolimento dell'economia europea.

Tutti i principali mercati di esportazione della Germania affrontano difficoltà  con tensioni sul commercio USA, un rallentamento della Cina e, naturalmente, i negoziati in corso sulla Brexit. Una crisi in uno di questi mercati sarebbe preoccupante, tuttavia la Germania sta affrontando la prospettiva di crisi commerciali in tutti e tre i mercati, in quello che sarebbe un risultato piuttosto catastrofico per il suo cuore industriale.

Il presidente degli Stati Uniti Trump sta valutando se imporre tariffe alle case automobilistiche tedesche per motivazioni di sicurezza nazionale piuttosto discutibili, mentre la domanda globale ha rallentato per gli autoveicoli a causa dei cambiamenti nelle normative sulle emissioni, mentre l'attuale incertezza sulla Brexit sta spingendo i consumatori su entrambi i lati della Manica ad essere più cauti sulla spesa.

La pubblicazione dell'ultimo sondaggio tedesco sulla fiducia delle imprese IFO  di febbraio è probabile che rafforzi il pessimismo che circonda il business tedesco, dopo che il brusco calo di ieri del PMI manifatturiero ha visto i nuovi ordini scendere a un minimo da sei anni. Le aspettative sono per un modesto declino a 99, a partire da 99,1, tuttavia dati i terribili numeri PMI di ieri non sarebbe una sorpresa vedere un calo ancora più grande.

La Banca Centrale Europea nel verbale dell’ultima riunione pubblicato ieri sembra aver cambiato tono su come il presidente della BCE Mario Draghi vede l'economia. Per oltre un anno i funzionari della BCE hanno insistito sul fatto che il rallentamento fosse di natura temporanea, tuttavia gli ultimi verbali sembrano mostrare che alcuni funzionari temono che il rallentamento potrebbe essere più profondo e più ampio di quanto si pensasse in precedenza. La sorpresa è che ci sia voluto così tanto tempo perché  alcuni membri del consiglio direttivo riconoscano questo fatto che è  abbastanza ovvio da un po' di tempo a questa parte, soprattutto a causa della continua domanda debole e delle deboli pressioni inflazionistiche.

La lettura finale dell'indice dei prezzi al consumo dell'UE per gennaio dovrebbe mostrare che l'inflazione primaria è scesa ulteriormente dall'1,6% all'1,4%, con i prezzi base che dovrebbero rimanere invariati all'1,1%.

E 'anche una giornata importante per i discorsi dei membri della Fed in scia alla pubblicazione di questa settimana degli ultimi verbali del FOMC di gennaio, i quali hanno mostrato che mentre i funzionari della Fed sono a loro agio per la performance dell'economia degli Stati Uniti, sono a loro agio anche con l'attuale livello dei tassi d'interesse per la mancanza di pressione inflazionistica e non hanno dimostrato alcuna fretta di modificare i tassi sia il rialzo che al ribasso nel breve termine.

Da quella riunione alcuni dati macroeconomici americani non sono stati particolarmente robusti quindi sarà interessante vedere se le opinioni di qualcuno sono cambiate in merito alla performance dell'economia americana e se ritengono che lo shutdown del governo USA abbia avuto effetti negativi significativi nel lungo termine.

Sentiremo gli inteventi del vice presidente della Fed Richard Clarida, del nuovo capo della Fed di New York John Williams, del presidente della Fed di St. Louis James Bullard e del governatore della Fed Randall Quarles.

EURUSD - il rimbalzo dai minimi di questo mese a 1.1234, sembra trovare difficoltà sotto l'area di 1.1400. La mancanza di qualsiasi rimbalzo suggerisce che ulteriore debolezza stia arrivando. Una caduta sotto 1.1200 apre la strada per un ritorno al livello di 1.1000. Un ritorno al di sopra di 1.1400 renderebbe possibile un movimento verso 1.1500.

GBPUSD: il rimbalzo dai minimi della scorsa settimana a 1.2770 deve spingere al di sopra dell'area 1.3220 per ottenere una qualche forma di trazione, altrimenti per il momento sembriamo essere a in una fase di lateralità.

EURGBP - non essendo riusciti a superare la media mobile a 200 giorni la scorsa settimana a 0,8840, guardiamo a un nuovo test dell'area 0,8620 che è stata un significativo supporto negli ultimi due anni circa. Una rottura al di sotto di 0.8600 apre la prospettiva di una mossa verso l'area di 0.8480.

USDJPY - ha mancato la  media mobile a 200 giorni a 111,30, facendo un massimo di 111,11, prima di scivolare indietro. Una rottura della media mobile a 200 giorni apre le porte all'area 112.30. Il supporto ora si trova vicino al livello 110.20, il livello di breakout della scorsa settimana.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 22/02/2019

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