Senza particolari sorprese, i verbali della riunione della Fed ha rivelato consenso per sospendere la normalizzazione del bilancio entro la fine del 2019, anche se i membri della Fed non sono sicuri sulla tempistica per il prossimo rialzo dei tassi.

Il verbale ha ribadito la posizione accomodante della banca centrale e ha evidenziato l'incertezza sulla sua politica monetaria. Da quando la Fed ha iniziato il processo di "normalizzazione" del suo portafoglio di attività alla fine del 2017, il suo bilancio è sceso dal picco di 4,5 trilioni di dollari a circa 4,02 trilioni di dollari, drenando quasi mezzo trilione di dollari di liquidità dalle riserve bancarie lasciando scadere le obbligazioni senza rinnovarle.

Il messaggio è stato ben accolto dai mercati finanziari. L'indice S&P 500 è salito dello 0,2% a 2784 punti, avvicinandosi a un livello di resistenza tecnica di 2.800. L'indicatore di momentum L'RSI è entrato in territorio di ipercomprato con una lettura di 74%, suggerendo che il mercato sta facendo segnare un eccesso di rialzo nel breve termine. Il dollar index è salito dello 0,24% in area 96.4 dopo la pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione, probabilmente a causa di prese di profitto, dal momento che il dollaro è stato pesantemente indebolito prima del comunicato stampa.

EUR/USD ha limato il rialzo precedente, alimentato dal miglioramento dell'indice di fiducia dei consumatori e ha chiuso la giornata piatto a causa del rimbalzo del dollaro. Il livello di supporto e di resistenza più immediati possono essere trovati rispettivamente a 1.130 e 1.137.

Rally esteso per AUD/USD che sta per sfidare una resistenza a 0,720 e poi una a 0,729.

Il prezzo dell'oro ha raggiunto un livello di estensione del Fibonacci del 200% a 1,340 dollari che potrebbe agire in qualche modo una resistenza. Anche la mancanza di catalizzatori geopolitici e un rafforzamento del dollaro hanno pesato sul suo rally. L'indicatore di momentum RSI è entrato nella 'zona di ipercomprato' del 75%, suggerendo un pullback tecnico possibile.

Il Brent è salito a 67,0 dollari, estendendo un rally del 34% dal 24 dicembre 2018. Il rapporto dell'American Petroleum Institute (API) ha mostrato un aumento di 1,26 milioni di barili nelle scorte di greggio la scorsa settimana, meno delle attese degli analisti di 3,08 milioni. Le scorte di benzina sono scese di 1,55 milioni di barili, più delle previsioni precedenti di 0,35 milioni. Entrambi i dati suggeriscono che l'aumento delle scorte di energia è scesa al di sotto delle aspettative, alimentando il rally dei prezzi del petrolio greggio. I livelli di supporto e resistenza immediati per il Brent si possono trovare rispettivamente a  64,0 e  68,15 dollari.

Le prese di  profitti hanno zavorrato i mercati azionari asiatici all'apertura, con lo STI di Singapore in calo di 10 punti, pari allo 0,3% e il resto dell'Asia in generale è in ribasso. I titoli azionari asiatici hanno registrato un rally decente da inizio anno, ma potrebbero subire alcune pressioni di vendita dato che questo ottimismo è stato scontato nei prezzi, ma le difficoltà derivanti dal rallentamento del ciclo economico sono reali. Con i principali indici che hanno toccato livelli di resistenza tecnica chiave e l'istanza più accomocante della Fed ormai incorporata nei prezzi, il rialzo a breve termine sembra ore perdere vigore.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 21/02/2019

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