La crescente preoccupazione che l'economia globale stia continuando a rallentare bruscamente, dopo i profitti warning di FedEx e BMW e il calo di ottimismo per  un imminente accordo commerciale tra USA e  Cina hanno comportato un brusco ribaltone per le azioni statunitensi ed europee, anche se i mercati statunitensi si sono allontanati dai loro minimi in scia di una dichiarazione inaspettatamente accomodante della Federal Reserve.

C'era una grande quantità di speculazioni su come la Federal Reserve avrebbe gestito la questione relativa alle aspettative sui tassi di interesse per il resto dell'anno in vista del meeting di ieri, con qualcuno che suggeriva che non sarebbero stati eccessivamente accomodanti in modo da poter mantenere alcune opzioni nel trattamento della politica monetaria  per il resto dell'anno.

Considerando la situazione in cui eravamo all'inizio dell'anno, con preoccupazioni su un possibile errore politico da parte della banca centrale statunitense, la svolta nell'orientamento delle politiche monetarie è stata considerevole, e la virata a 180°  dall'inizio dell'anno ha visto il ll dollaro USA e i rendimenti sui titoli di stato americani scivolare  bruscamente. A dire il vero non è stato neanche un cambiamento graduale, è stata più una sorta di  brusca sterzata con un freno a mano che una lenta virata, in virtù della quale  siamo passati dalla prospettiva di tre rialzi dei tassi quest'anno, ad una prospettiva di assenza di rialzi e alla fine della riduzione del bilancio  alla fine di settembre, nel giro di dieci settimane.

Anche la Fed ha rivisto al ribasso  le sue previsioni di crescita per quest'anno, e per tutti coloro che hanno sostenuto l'idea  di un altro aumento dei tassi quest'anno, anche quelle aspettative piuttosto remote sono andate. Se non altro, i mercati dovrebbero probabilmente iniziare a prezzare una tempistica su possibili tagli della Fed, a meno che  non stiano già iniziando a farlo.

Per quanto riguarda le notizie dal Regno Unito, la sterlina è stata messa sotto pressione dal momento che la saga della Brexit ha preso un'altra piega ieri dopo che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto che il Regno Unito potrebbe avere una breve estensione all'articolo 50, ma solo a condizione che l'accordo di ritiro di Theresa May venga approvato da Parlamentari al terzo tentativo, altrimenti non ci sarà accordo.

Sta lentamente diventando evidente che la pazienza si stia assottigliando tra i leader dell'UE e non è difficile simpatizzare con questo sentimento, ma mettere una pistola puntata alla testa dei parlamentari  non è probabilmente il modo migliore per giungere a una conclusione a questo particolare problema.

Né le minacce dei politici francesi metterà in dubbio un rinvio perché si riveleranno  presto  per quello che sono, cioè aria fritta. Semplicemente non è credibile per i francesi, dati i problemi con le proteste dei gilet jaunes che hanno  intrapreso una tale azione autodistruttiva, senza contare che dovrebbero  anche gettare l'Irlanda sotto l'autobus.

Per ora la palla è tornata al Regno Unito, e in particolare ai parlamentari, anche se il modo in cui reagiranno è un punto interrogativo dopo che il primo ministro May è andata in TV la notte scorsa e più o meno ha dettato legge, gettandoli sotto l'autobus e incolpandoli per l'attuale impasse, in una tattica che sembra possa ritorcersi contro, essendo stata attaccata da tutti i lati del fronte politico, per aver utilizzato lo stallo del Parlamento contro il popolo.

In tutto questo l'orologio continua a ticchettare, mentre la riunione odierna del Consiglio UE prenderà il via e i 27 leader dell'UE discuteranno su altre possibili variabili di estensione e il Primo Ministro cercherà anche di convincerli a concederle un'estensione fino al 30 giugno in modo che lei possa ottenere l'approvazione suo accordo oltre il limite al terzo tentativo.Questo rimane un grosso problema, con il DUP ancora non in linea e ancora di più dopo gli eventi di ieri, con l'UE che tiene più o meno la pistola puntata alla testa dei parlamentari, per votare un accordo che a tutti non piace in egual misura.

Nonostante il  melodrammatica di ieri, il calcolo complessivo rimane lo stesso, con l'opzione "no deal" che che resta quella predefinita in assenza di qualsiasi altra azione da parte dei parlamentari. Ciò significa che in mancanza di un accordo, o l'ottenimento di una lunga proroga o la revoca dell'articolo 50, il Regno Unito uscirà senza un accordo tra una settimana, in una situazione in cui un altro rifiuto di accordo da parte dei parlamentari alzerebbe ulteriormente la posta in gioco.

In questo contesto, la Banca d'Inghilterra si riunirà oggi e non sorprenderà il fatto che decida di lasciare  la politica monetaria invariata.

EURUSD - si è mosso sopra la media mobile a 50 giorni in area 1.1450, con il potenziale per tornare verso la media mobile a 200 giorni a 1.1485 e a 1.1520 oltre a quella. Il supporto dovrebbe ora collocarsi nell'area 1.1360.

GBPUSD - sembra essere sul punto di scendere più in basso dopo non essere riuscita a mantenersi sopra 1,33300. Potrebbe scendere ulteriormente verso l'area 1.3030, dove abbiamo il supporto della trendline dai minimi di dicembre a 1,2430. Abbiamo anche il supporto vicino all'area di 1.3000 in corrispondenza della media mobile a 200 giorni.

EURGBP - ha continuato a salire, sopra l'area 0,8620, e potrebbe benissimo spostarsi fino all'area di 0,8670. Sopra 0,8670 potrebbe esserci il potenziale per un passaggio verso 0,8720. I pullback dovrebbero trovare interesse all'acquisto intorno all'area 0.8580.

USDJPY - l'incapacità di muoversi oltre l'area 112.00 ha visto il dollaro USA calare bruscamente durante la notte, e dopo essere sceso sotto 110.80, potremmo andare più in basso verso il livello di 109.80 con una rottura sotto 110.20.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets Piattaforma  Next Generation. Performance nette al 21/03/2019

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