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I mercati europei hanno subito ieri un'altra sessione deludente, con i titoli azionari irlandesi che hanno subito le maggiori conseguenze per il timore che un accordo di uscita non favorevole si possa ripercuotere in modo più significativo sull'economia irlandese.

Il resto d'Europa ha faticato a sua volta a realizzare dei rialzi sulla scia di un altro mese deludente per le vendite di auto europee e per l'incertezza politica in corso dovuta al bilancio italiano.

I mercati statunitensi, d'altra parte, hanno avuto una sessione più positiva sostenuta dalle indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti e la Cina hanno preso impegni  ancora una volta sulla questione commerciale e questa conclusione positiva dovrebbe comportare un'apertura europea positiva questa mattina, con l'attenzione del mercato a rimanere sugli ultimi sviluppi della soap opera Brexit, soprattutto se ci fossero ulteriori dimissioni di alto profilo dal gabinetto, con le azioni del segretario dell'ambiente e elemento chiave tra i Brexiter Michael Gove di particolare interesse. Finora si è trattenuto dal segnalare quali azioni potrebbe intraprendere, ma se seguisse l'esempio degli  altri dimissionari dimostrerebbe che il Primo Ministro è più isolato che mai.

La sterlina ha avuto una giornata davvero pessima ieri, segnando la sua peggior seduta dal flash crash  dell'ottobre 2016, scivolando bruscamente sulla scia delle dimissioni di alcuni esponenti chiave del governo e alla prospettiva che il primo ministro May potrebbe vedere la propria leadership essere messa in discussione nei prossimi giorni. Non ci è voluto molto per causare l'inevitabile scissione del governo che molti commentatori avevano previsto che si manifestasse mercoledì, con le dimissioni dello stesso segretario Brexit, Dominic Raab,  a rappresentare il caso più eclatante.

Mentre stanno turbinando indiscrezioni sulla prospettiva di un voto di "sfiducia" e di una sfida alla leadership, Theresa May è uscita barcollando ieri sera, mantenendosi fedele alla sua reputazione di "donna maledettamente difficile" impegnandosi a portare avanti e consegnando un accordo che lei ha sul voto referendario. Con questo in mente, è pronta ad andare in radio questa mattina e esporsi alle domande dal pubblico per sottoporre la sua causa direttamente a un pubblico al di fuori della bolla di Westminster.

Il problema che lei ha, tuttavia, è quello dell'aritmetica, oltre a provare una situazione politica equivalente  a quella di inserire un piolo quadrato in un buco rotondo. La realtà è che questo accordo sembra essere detestato da tutte le parti, ma è anche la scelta che i parlamentari dovranno affrontare nelle prossime settimane nel momento in cui saranno davanti  alla prospettiva di rifiutare un accordo insoddisfacente o di andare avanti con una no-deal Brexit, o senza Brexit addirittura, sempre che si dia credito al primo ministro Theresa May. Per ora, non sembra esserci altra opzione.

Sulla base del contesto attuale e alla tempistica di un voto parlamentare, che non avverrà prima del prossimo mese, è probabile che l'incertezza politica continui, visto che si parla di una sfida alla leadership del Primo Ministro, sotto forma di Voto " sfiducia". Se si raggiungesse la soglia di 48 richieste  per il voto, allora la questione probabilmente andrà ai voti nei prossimi giorni, il che richiederebbe agli avversari della signora May di ottenere 159 deputati a votare contro di lei per costringerla a dimettersi.

Anche se il Primo Ministro dovesse avere la meglio, sarebbe necessario avere un margine molto ampio per non essere politicamente danneggiata in qualche modo. In ogni caso, qualsiasi nuovo leader dovrà affrontare gli stessi problemi che l'attuale incumbent sta affrontando. Il calcolo finale rimane infatti lo stesso in quanto non c'è maggioranza alla Camera dei Comuni per una no-deal Brexit, il che significa che i parlamentari cercheranno di coalizzarsi intorno ad una qualche forma di alternativa, supponendo che si possano evitare elezioni generali.

Sono state le paure intorno a una possibile elezione, una Brexit senza accordo e un governo Corbyn, che hanno  spinto  le banche e i costruttori inglesi crollare bruscamente ieri, sebbene l'aumento dei prezzi dei gilt britannici suggerisca che i mercati obbligazionari lo considerino uno scenario improbabile per ora.

EURUSD - sembra aver trovato una base intorno all'area 1.1210, ma deve consolidare un movimento attraverso l'area 1.1350 per un rialzo verso 1.1500. L'area 1.1180 rimane un supporto chiave, con una rottura che metterebbe nel mirino il livello di 1.1000.

GBPUSD - continua a essere schiacciato dai venti contrari legati a Brexit. Dopo un rimbalzo a 1,3050 all'inizio di questa settimana, tuttavia ha rapidamente annullato i rialzi della prima parte di settimana, scendendo nettamente sotto l'area 1,2820 ieri e aprendo la possibilità di un movimento verso i minimi di ottobre a 1.2660.

EURGBP - ha toccato un nuovo minimo di sei mesi all'inizio di questa settimana a 0,8655, ma ha registrato una ripresa brusca superando la media mobile a 200 giorni a 0,8840, e potrebbe ritornare sui massimi di ottobre a 0,8940.

USDJPY - continua a restare senza fiato sopra l'area 114,00 con una resistenza più ampia sui massimo di ottobre a 114.60. È probabile che i pullback trovino supporto nell'area 112.80.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma Next Generation. Performance nette al 16/11/2018

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