I verbali della Fed di ieri sembrano aver offerto più domande che risposte da quando sono stati pubblicati ieri. Le aspettative di un atteggiamento accomodante si sono rivelate alquanto approssimative, poiché diversi esponenti della Fed hanno tenuto la porta aperta a possibili aumenti dei tassi più avanti nell'anno, se l'economia dovesse evolvere in linea con le loro aspettative. 

Anche se si è trattato di una visione minoritaria con la maggior parte dei partecipanti che si aspettano che i tassi rimangano  invariati per il resto dell'anno, non si è certamente allineata con la narrativa accomodante prevalente sul mercato  tolti he abbiamo visto dopo la decisione di marzo di mantenere i tassi fermi.

Con la Fed che ha tagliato le sue previsioni di crescita il mese scorso, non c'è alcuna indicazione che i responsabili delle politiche monetarie americane siano preoccupati di qualcosa di diverso da una debolezza provvisoria, sebbene siano stati attenti a mantenere aperte le opzioni in entrambe le direzioni per quanto riguarda le mosse politiche future.

Ciò suggerirebbe che i funzionari della Fed, nonostante il brusco cambiamento di tono rispetto alla forward guidance, non sono particolarmente preoccupati per un significativo rallentamento delle prospettive di crescita degli Stati Uniti.

Questo certamente non è vero per la Banca Centrale Europea, che ha lasciato i tassi fermi con il presidente della BCE Mario Draghi che ha insistito con la finzione che i tassi rimarranno ai livelli attuali almeno fino alla fine del 2019, pur insistendo sul fatto che la BCE sia pronta ad utilizzare "tutti gli strumenti" a sua disposizione se l'economia dovesse deteriorarsi ulteriormente.

La realtà è che i tassi rimarranno probabilmente fermi ben oltre il 2019 e non guasterebbe se la BCE  riconoscesse questa realtà, dato che i mercati sono già scontano lo scenario. Sembra non esserci stata alcuna discussione nel  merito o sul tentativo di cercare di mitigare gli effetti dei tassi negativi, con  scarse  discussioni su come sarà  strutturato il prossimo programma TLTRO, prima del suo inizio previsto a settembre.

Data la natura della debolezza dei recenti dati economici, ciò sembra straordinariamente compiacente, soprattutto alla luce dell'ammissione di Draghi che i rischi economici rimangono verso il ribasso.

La riunione del Consiglio Europeo della scorsa notte ha visto i leader dell'UE posticipare la data di uscita del Regno Unito fino a Halloween, il 31 ottobre, che è molto più lontana di quello che il Regno Unito auspicasse, ma anche più breve di quello che la maggior parte dei leader dell'UE stava proponendo.

L'unico neo è rappresentato dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha preso le distanze dal resto dei leader dell'UE, insistendo sul fatto che un'estensione fino a giugno sarebbe stata sufficiente.

In una concessione ai francesi, è stata concordata una revisione dei progressi compiuti per il mese di giugno, ma a dimostrazione del fatto di quanto la la Francia sia stanca del melodramma che circonda i colloqui Brexit è stato riferito che il presidente francese Macron avrebbe voluto un'uscita del Regno Unito prima delle elezioni europee del 22 maggio, qualunque cosa accada.

In ogni caso, il ritardo che ne deriva significa anche che il Regno Unito dovrà probabilmente prendere parte alle elezioni europee a maggio, con la scadenza di giugno utilizzata anche dall'UE per stabilire se siano stati fatti progressi verso un accordo.

Alcuni hanno affermato che l'UE potrebbe imporre una serie di condizioni a qualsiasi estensione con il presidente francese Emmanuel Macron che sembra essere il protagonista principale dietro l'idea, anche se questo non sembra debba accadere.

Pur essendo una precauzione comprensibile, rimane altamente discutibile il fatto che ciò sia legale ai sensi del diritto dell'UE, dato che il Regno Unito sarebbe ancora un membro dell'Unione Europea  a tutti gli effetti. In ogni caso, il Primo Ministro May dovrà ora tornare nel Regno Unito e presentare il caso ai suoi insoddisfatti deputati Brexiter oggi, con il Regno Unito che non uscirà il 12 aprile e resterà nell'UE per altri sei mesi. Probabilmente non andrà bene, il che potrebbe accelerare  le manovre interne di partito per sostituirla.

EUR/USD ha ancora un solido supporto nell'area 1.1180, con una rottura che punterebbe al livello di 1.1000. L'attuale rimbalzo potrebbe ben vedere una salita fino all'area 1,1340 e alla media mobile a 50 giorni. Il potenziale di rialzo probabilmente rimarrà limitato alla media mobile a 200 giorni a 1,1460 nel caso in cui superassimo la media mobile a 50 giorni.

GBPUSD: la media mobile a 200 giorni e l'area di 1,2960 continua a rappresentare un solido supporto. Difficilmente si sposterà molto oltre l'area di 1,3170 fino a quando non avremo un quadro politico più chiaro. Sotto 1,2960 si apre la possibilità di una discesa a 1,2800.

EURGBP - ha bisogno di spingere al di sopra dell'area 0.8650 per sostenere un movimento verso il livello di 0.8720. Finchè resta al di sotto di questo livello la tendenza rimane per un ritorno ai minimi recenti a 0.8500.

USDJPY - ha continuato a scivolare verso il basso scendendo al di sotto del livello di 111,20 e potenzialmente aprendo la strada per ulteriori discese verso l'area 110,20, con supporto intermedio al livello di 110,70. Dobbiamo tornare al di sopra di 111,30 per discutere il ritorno ai massimi della settimana scorsa.

Fonte : CMC Markets Piattaforma Next Generation. Performance nette al 10/04/2019

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