Erano ben altre le aspettative per la sterlina questa settimana che, sorretta da una serie di dati economici positivi (i dati di disoccupazione mostrano che i livelli di occupazione rimangono ai massimi storici, mentre gli ultimi dati sulle retribuzioni hanno rallentato solo modestamente, arrivando al 2,7%, mantenendo il divario tra salari e prezzi  ancora in territorio positivo) doveva avere ben altro comportamento rispetto a quanto poi accaduto: a dispetto del fatto che l'economia del Regno Unito ha più che recuperato rispetto al crollo del primo trimestre, il pound a sorpresa è ai minimi a dieci mesi nei confronti del dollaro. I dati sull’inflazione più deboli del previsto hanno generato alcuni dubbi sul fatto la Banca d'Inghilterra possa aumentare i tassi nel giro di due settimane e questo potrebbe rappresentare un problema serio dato che i mercati hanno già prezzato il rialzo dei tassi nel Regno Unito e il non dar seguito alle premesse potrebbe ulteriormente affossare la sterlina e, soprattutto, mettere pressione ai prezzi, l’ultima cosa che la Banca Centrale desidera. E il danno d’immagine per la Bank Of England sarebbe notevole considerando la perdita di credibilità che ne seguirebbe.

GBPUSD- ieri la giornata ha visto un nuovo minimo a dieci mesi e oggi la zona di 1,30 che rappresentava una sorta di spartiacque, ha ceduto con le quotazioni che hanno toccato 1.2983 per poi tornare in zona 1.30. Al ribasso le vendite potrebbero arrivare a 1.2880. Al rialzo è auspicabile una contrattazione in area 1.3120 per poi puntare a 1.3200. Le medie mobili a 100 e 200 periodi sono posizionate rispettivamente a 1.3623 e 1.3584 al di sopra dei prezzi

EURGBP – continua la spinta al rialzo dovuta alla debolezza del pound con possibilità di avvicnarsi ai massimi in zona 0.8970. Il supporto si trova nell'area di 0.8870, mentre una rottura del livello potrebbe comportare un ritorno al livello di 0.8820. Le medie mobili a 100 e 200 periodi sono posizionate rispettivamente a 0.8788 e 0.8820 al di sotto dei prezzi