stocks lower markets down

Negli ultimi anni gli investitori si sono costantemente sentiti tranquilli nell'acquistare sui minimi dopo una correzione del mercato azionario. Per qualche ragione nelle ultime settimane questa fiducia sembra essere stata un carente e nel momento in cui ti guardi intorno non è difficile capire perché, la sorpresa piuttosto  risiede nel motivo per cui ci è voluto così tanto tempo, dato che un anno fa diversi test missilistici realizzati dalla Corea del Nord e le preoccupazioni per la crescita cinese furono più o meno respinti con un'alzata di spalle.

Immagino che gli eventi delle ultime settimane abbiano dimostrato che i mercati tendono a muoversi su slancio e fiducia e a volte non deve per forza esserci un particolare catalizzatore per cambiare il sentiment, ma basta un accumulo di fattori molto più piccoli, che lentamente scalfiscono quella sottostante resilienza.

Negli ultimi due mesi sembra che questo edificio inizi a sgretolarsi e, mentre i mercati europei sembrano essere stati il canarino nella miniera di carbone visto che hanno iniziato un movimento ribassista in piena estate, i mercati statunitensi ora sembrano che stiano iniziando a mostrare segni di sgretolamento, con il Dow e lo S&P 500 che sono in territorio negativo dall'inizio dell'anno.

I livelli record raggiunti dal FTSE100 e dal DAX che abbiamo visto a maggio ora sembrano un lontano ricordo e con ora anche i  FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) i mercato orso, la grande domanda è: quanto possiamo scendere o siamo vicini a una base a breve termine?

Considerando un peggioramento delle prospettive economiche globali, downgrades nelle previsioni delle società, un calo del 25% dei prezzi del petrolio greggio nelle ultime sei settimane, un contesto geopolitico globale con molteplici flash point da commercio, Brexit e politica italiana, combinato con le banche centrali che continuano a drenare liquidità, forse non sorprende che gli investitori stiano riducendo il rischio.

La grande domanda ora è se è probabile che vedremo un'ulteriore debolezza nei mercati azionari o se vedremo un rimbalzo. Da un punto di vista tecnico i presagi non sembrano buoni con i recenti tentativi di rimbalzi falliti miseramente e qualsiasi probabile catalizzatore per un rimbalzo decente difficile da trovare. Se Bruxelles decidesse di avviare oggi la procedura per il disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia, alzando così la posta in gioco contro il governo italiano per le sue cosiddette trasgressioni di bilancio, allora potremmo vedere le banche italiane subire ulteriori pressioni. La crisi in Italia ha già minato le banche deboli della Grecia al punto è probabile che sia necessario ricorrere nuovamente ad un salvataggio.

Sul fronte dei dati oggi è probabile che non vedremo nulla che possa movimentare particolarmente il mercato con gli ultimi numeri del settore pubblico del Regno Unito per ottobre, così come gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti e gli inventari settimanali di petrolio greggio.

Dei tre, gli ultimi dati sull'inventario USA potrebbero scatenare un'ulteriore debolezza del prezzo del petrolio, compensati in qualche modo dal timore che l' OPEC potrebbe essere tentata di tagliare la produzione in modo più aggressivo quando si incontrerà all'inizio del prossimo mese. Le aspettative sono per un aumento di 2.5 milioni di barili dopo la diminuzione della scorsa settimana di 10.3 milioni, quindi potremmo vedere il potenziale per un modesto rimbalzo.

Nel Regno Unito si attende che Theresa May si rechi a Bruxelles per incontrare Jean Claude Juncker nel tentativo di arricchire la dichiarazione politica di 7 pagine sulle future relazioni UE-Regno Unito, oltre a tentare di creare un clima politico più calmo necessario affinché l'accordo di uscita arrivi entro la scadenza. Ciò sembra avvenire sullo sfondo di interventi inutili da parte di Spagna, Francia e altri paesi europei che vorrebbero che l'accordo venisse perfezionato maggiormente a loro vantaggio, con il ministro degli Esteri spagnolo che ha suggerito che il Regno Unito potrebbe essere più suscettibile alla rottura rispetto alla Spagna.

EURUSD - l'impossibilità di risalire verso l'area 1.1500 ha visto l'euro scivolare indietro ieri e potrebbe sostenere un nuovo test del livello di 1,1280 a breve termine, con la possibilità di ritornare sui minimi all'inizio di questo mese.

GBPUSD - continua a consolidarsi tra il supporto chiave vicino ai minimi di agosto a 1,2650. Finché resta qui sopra è probabile che il  recente trading range rimanga intatta. Al di sotto di 1.2600 potrebbe aprire la strada verso il livello 1.2000 e i minimi del 2017. Abbiamo bisogno di tornare indietro sopra 1,2920 per un consolidamento  e pensare ad un nuovo test dei massimi  della scorsa settimana a 1,3075.

EURGBP - continua ad arrancare appena sotto l'area 0.8940 che rimane una resistenza chiave. Data la situazione  potremmo scivolare verso la zona 0.8820 a breve termine. Sopra l'area 0,8940 si potrebbe  considerare  una mossa verso i massimi di agosto a 0,9100. Siamo ancora in un trading range, con un supporto  a 0.8740.

USDJPY - L'incapacità della settimana scorsa di ritestare i massimi di ottobre a 114,60 sembra aver generato un'inversione al ribasso sul grafico  che potrebbe scatenare ulteriori perdite verso 111,80. Finché si resta  sotto 113.70 la  tendenza  rimane per un ritorno ai minimi di ottobre.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma Next Generation. Performance nette al 21/11/2018

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