Apertura in territorio positivo per il Dax dopo la pubblicazione (avvenuta a mercati chiusi venerdì 29 luglio) dei risultati degli stress test condotti dall’European Bank Auhority (Eba) su un campione di 51 banche. Quello di venerdì era il terzo stress test condotto dall’Eba dopo quelli del 2011 e del 2014 ed aveva come obiettivo quello di fornire a supervisori, banche e ai mercati un quadro di riferimento per comparare in modo coerente le diverse banche e giudicare di conseguenza la loro solidità. In particolar modo si è messo sotto la lente d’osservazione le variazione del Common Equity Tier 1 (Cet 1), un indice che rapporta le attività ponderate per il rischio con l’Equity Tier 1, l’aggregato patrimoniale che considera le riserve di utili non distribuiti e riserve, azioni ordinarie e azioni privilegiate. Secondo gli accordi di Basilea 2 questo indice deve essere superiore al 4 % e l’obiettivo degli stress test era quello di figurare uno scenario avverso e vedere quale fosse l’impatto di questo aggregato. Considerando il dato aggregato il Cet 1 del campione preso in esame era del 13.2% (un dato iniziale ben superiore a quelli del 2011 e del 2014), che scende al 9.4% dopo aver applicato lo scenario di riferimento, ben al di sopra del limite del 4%. Come già ampiamente previsto tra le banche italiane solo Banca Monte dei Paschi ha fallito lo stress, dato che dopo l’applicazione dello scenario avverso il CET1 scende al -2.44%. Lo stress test non considerava il nuovo aumento di capitale da 5 miliardi di € che è stato annunciato proprio venerdì dal management di Mps. Il piano prevede tra l’altro che i non performing loans vengano vendut iad un veicolo esterno che gli acquisterà ad una valutazione pari al 33% del loro valore nominale, valutazione sensibilmente superiore a quella di mercato. Il veicolo verrà poi suddiviso in 3 tranches, la senior che avrà la garzanzia pubblica dei Gacs, la mezzanina che sarà invece acquistata dal fondo Atlante 2 ed infine la senior che verrà conferita agli azionisti. Confortanti i risultati per Intesa San Paolo (una delle migliori in assoluto), Ubi e Banco Popolare, che ha passato positivamente il test nonostante non sia stato considerato l'aumento di capitale da 1 miliardo di € prodromico alla fusione con BPM. Rimandata invece Unicredit, la sesta peggiore del gruppo, che nello scenario avverso risulta avere un CET1 pari al 7.1%. Possibile il varo di un aumento di capitale, la cessione di alcune controllare come la polacca Bank Pekao SA o la dismissione di parte del portafogli di NPL. Per quanto riguarda le banche estere, grande attenzione era rivolta ai risultati di Deutsche Bank, il cui Cet1 nello scenario avverso è sceso al 7.8% con un CET1 a fine 2015 pari al 9.2%. L'obiettivo del Ceo John Cryan è quello di raggiungere un CET1 del 12.5% alla fine del 2018. Da sottolineare come rispetto al test del 2014 sia migliorato sia il CET1 di partenza che il risultato finale, nonostante nell'ultimo test sia stato considerato anche l'impatto dei rischi operativi (che includono anche i rischi legati a dispute legali e al rogue trading) che hanno impattato nel risultato finale di DB per 220 punti base. ------------------------------------------------------------------------------------------------ Le notizie e i dati riportati sono finalizzati esclusivamente a fornire informazioni di carattere generale e non hanno come scopo quello di fornire raccomandazioni personalizzate riguardo una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario. Nessuna opinione espressa riguardante investimenti o strategie di investimento può pertanto considerarsi adeguata alle caratteristiche di una specifica persona in merito alla sua conoscenza ed esperienza del trading online, dei CFD e del Forex, alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni riguardanti le passate performance di un investimento o di una strategia di investimento non garantiscono e non sono indicative di future performance.