I dati di produzione industriale cinese di questa mattina per ottobre non sembrano aver aggiunto ulteriori informazioni sulla salute dell'economia cinese, a parte il fatto che continua a mostrare segni di rallentamento, con poche indicazioni di una ripresa nel breve medio termine.

Le vendite al dettaglio nel mese di ottobre sono state deludenti segnando una crescita dell' 8,6%, ben al di sotto delle aspettative, anche se visto il successo del "Singles Day" nel fine settimana, novembre potrebbe vedere un rimbalzo.

Anche la produzione industriale è rimasta modesta, attestandosi ad un tasso di crescita del 5,8%, in lieve calo rispetto a settembre, mentre la crescita del credito ha anch'essa rallentato al minimo storico. Questa debolezza suggerisce che potremmo vedere ulteriori stimoli mirati nelle prossime settimane.

Le preoccupazioni per un rallentamento economico nella più grande economia europea potrebbero essere amplificate in poco più di un'ora, quando si prevede che gli ultimi dati preliminari del PIL tedesco del terzo trimestre mostreranno una contrazione dello 0,2%, in forte calo dall'espansione dello 0,5% nel secondo trimestre. È anche probabile che forniscano un ulteriore grattacapo ai piani della Banca Centrale Europea per azzerare il suo programma di acquisto di attività entro la fine di quest'anno. Questo a sua volta potrebbe tradursi in un'espansione dello 0,2% nel dato del PIL dell'UE principale.

Allontanandoci dalle preoccupazioni per un rallentamento dell'economia cinese ed europea, la giornata di oggi ha il potenziale per essere un momento determinante nella storia dei negoziati per Brexit.

Nonostante tutti i discorsi fatti su un accordo tra i negoziatori dell'UE e del Regno Unito nelle ultime 24 ore sulle condizioni di uscita della Gran Bretagna dall'UE, ogni sorta di ottimismo potrebbe rivelarsi inutile se il Primo Ministro May non riuscirà a farlo passare dal suo gabinetto, quando si incontreremo più tardi oggi alle 15.00, senza considerare le varie fazioni che animano la Camera dei Comuni, quando si tratterà di votare l'accordo.

A testimonianza che gli ostacoli all'accettazione rimangono enormi, i vari partiti si sono messi in fila per criticare il piano ancor prima che i dettagli fossero resi disponibili, in un caso classico di pragmatismo basato su dogmi.

L'accordo potrebbe essere sgradevole da una parte o dall'una, o da entrambe, ma rifiutare l'accordo prima che i dettagli siano stati esaminati suggerisce un approccio meschino, qualcosa che è tristemente tipico della politica e dei politici britannici contemporanei.

Per quanto riguarda i mercati, ora sembra che siamo di fronte al momento di massimo pericolo, in quanto entrambe le parti hanno il potenziale far saltare il banco su qualsiasi cosa sia stata concordata.

L'aumento di ieri dei dati sui salari medi nel Regno Unito a un massimo da quasi dieci anni del 3,2% è stata una buona notizia per i consumatori del Regno Unito che sono stato stritolati in modo consistente dal picco della crisi finanziaria nel 2008. Tutto ciò che serve ora è che l'inflazione primaria continui calari, come ha fatto dai massimi del 3,1% alla fine dell'anno scorso.

A settembre, l'indice dei prezzi al consumo generale è calato bruscamente, passando dal 2,7% al 2,4%, raggiungendo i livelli più bassi quest'anno, aiutata in minima parte dal calo dei prezzi dei generi alimentari, dato che la concorrenza esercitata dalle catene di discount come Aldi e Lidl hanno continuato a limitare la capacità dei quattro big della ditribuzione alimentare di aumentare i margini. Maggiore pressione sul reddito dei consumatori è stata esercitata dal prezzo del carburante a settembre, tuttavia i recenti cali dei prezzi del petrolio potrebbero offrire una significativa tregua mentre ci dirigiamo verso il periodo natalizio.

Le aspettative per l'indice dei prezzi al consumo di ottobre si attestano a un modesto aumento al 2,5%, sebbene i prezzi core dovrebbero rimanere invariati all'1,9%. Se da un lato la diminuzione dell'inflazione complessiva è probabilmente accolta favorevolmente dalla Banca d'Inghilterra, dall'altro è improbabile che i consumatori modifichino i loro calcoli nella previsione del prossimo rialzo dei tassi.

È probabile che l'aumento della pressione salariale diluisca l'attenzione dall'obiettivo di inflazione della banca centrale a più lungo termine, specialmente se otteniamo qualcosa di simile a una qualche forma di soluzione sul nodo gordiano rappresentato del backstop irlandese nei negoziati sulla Brexit. Si prevede inoltre che i prezzi al dettaglio saliranno al 3,4% dal 3,3%.

Sempre in tema inflazione, per l'economia degli Stati Uniti e per la probabilità di ulteriori aumenti dei tassi statunitensi il dato sull'indice dei prezzi al consumo americani probabilmente rafforzerà l'ipotesi per un altro rialzo dei tassi della Fed il mese prossimo, che ancora oggi viene considerato come un affare quasi fatto, anche se abbiamo avuto qualche ombra su questo dal nuovo capo della Fed di San Francisco, Mary Daly all'inizio di questa settimana.

In qualunque modo vengano interpretati i suoi commenti sulla prospettiva di una stretta futura (sembra esserci qualche differenza di vedute su questo) è stato particolarmente degno di nota il passaggio in cui ha affermato che per un aumento dei tassi di dicembre è "prematuro dire che è assolutamente necessario". Questo potrebbe essere semplicemente dovuto ad un tentativo di mantenere vive le proprie opzioni, tuttavia con una possibilità di aumento di tassi che viene stimata al 76,5% dal mercato risulta essere una visione sorprendente e forse potrebbe segnalare qualche ansia tra alcuni funzionari della Fed circa la recente forza del dollaro USA.  In ogni caso, l'indice dei prezzi al consumo USA per ottobre dovrebbe mostrare un aumento al 2,5%, mentre i prezzi core dovrebbero attestarsi al 2,2%.

Il presidente della Fed, Jay Powell, potrebbe offrire ulteriori indizi sul pensiero del FOMC quando parlerà più tardi oggi a Dallas insieme a Robert Kaplan, Presidente della Fed di Dallas alle 24:00.

EURUSD: dopo essere sceso sotto l'area 1.1300 dovremmo ora vedere un movimento verso l'area 1.1180. Abbiamo bisogno di assistere ad un recupero al di sopra di 1,1320 per un consolidamento o si rischia di correre il rischio di ulteriori cali verso l'area di 1.1000.

GBPUSD - continua a essere schiacciato dai venti contrastanti del sentiment sulla Brexit anche se ha colto un ribalzo a 1,3050 ieri, dopo aver comato il gap a 1,2950, e aver trovato supporto nell'area 1,2820 all'inizio di questa settimana. Una rottura attraverso l'area di 1.2820 rimette nel mirino i minimi recenti a 1.2680, mentre movimento attraverso 1.3050 rimette nel mirino i massimi della settimana scorsa a 1.3170.

EURGBP: ieri ha toccato un nuovo minimo da sei mesi a 0,8655 dove è riuscito a rimbalzare minimamente, tuttavia il rialzo è limitato dal massimo nell'area di 0.8780 così come dalla media mobile a 200 giorni a 0.8840. La tendenza rimane ribassista al di sotto di questi livelli chiave.

USDJPY - continua a faticare sopra l'area 114,00 con una resistenza più ampia proprio sopra in corrispondenza dei massimi di ottobre a 114.60. È probabile che i pullback trovino supporto nell'area 113.40 e al di sotto dell'area 112.80.

Fonte di tutti i grafici qui presentati: CMC Markets piattaforma Next Generation. Performance nette al 14/11/2018

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